Ricordando Andreatta
martedì, marzo 27th, 2007 
Quando ieri sera ho saputo dall’Ansa della morte di Beniamino Andreatta ci sono rimasto più male di quanto pensassi. Mi sono ritrovato a pensare, di colpo, a quel tumultuoso periodo politico in cui dalle ceneri della Dc naque il Ppi e in cui, tra scissioni e colpi di scena, i popolari contribuirono alla nascita dell’Ulivo.
Una creatura politica cui Andreatta (un democristiano nobile, slegato dalla logica delle correnti) contribuì in modo determinante. Un vero padre fondatore.
Avevo conosciuto il vecchio economista qualche mese prima che entrasse in coma, ad un Congresso regionale del Ppi a Bologna al quale partecipavo come delegato provinciale del partito per Forlì-Cesena.
Il suo discorso mi colpì molto e, forse, fu l’unica cosa seria e positiva di quel congresso (una mezza farsa nella quale si anticipò a sorpresa la votazione per il Consiglio nazionale, estromettendo dal voto una buona fetta di delegati impegnati nella pausa pranzo).
Tornare con la mente ad Andreatta, mi riporta ad un periodo della mia vita nel quale l’impegno politico aveva un ruolo importante. Il periodo dei primi comitati Prodi “per l’Italia che vogliamo” e delle gioie e difficoltà quotidiane vissute nei gruppetti di ex-democristiani ed ex-comunisti che si ritrovavano a costruire insieme, dopo decenni di diffidenza, qualcosa di nuovo, diverso, importante.
Ormai ho voltato da tempo le spalle alla politica, un’attività che mal si concilia con il giornalismo. Sono sempre più convinto, infatti, che ognuno dovrebbe cominciare a risolvere i conflitti d’interesse a partire dall’orticello di casa sua.
Ma non posso smettere di pensare all’entusiasmo e alle speranze di quegli anni. Un entusiasmo che il pur pacato Andreatta, già alle soglie dei 70 alla nascita dell’Ulivo, mi ricorderà sempre.






