Mighty Chameleon

Insulto al calcio

martedì 12 giugno 2007

Chi mi conosce bene osservando la foto accanto avrà pensato ad un’illusione ottica.

O ad un fotomontaggio.

No amici, non avete le traveggole: indosso proprio una maglia da calcio! :D

Ed ho pure in mano una tessera Uisp!

Non si tratta di un colpo di fulmine nei confronti nello sport più seguito dagli italiani, né di un gesto scriteriato dovuto alla calura estiva.
Bensì di semplice adesione ad un’iniziativa benefica, spiegata meglio QUI.

Ieri sera, grazie al Cielo, sono rimasto tutta la partita in panchina.
Ma non so se giovedì prossimo sarò altrettanto fortunato… :P

Elio e le storie fresche

venerdì 25 maggio 2007

ElioPopperScanzonati eppur professionisti, leggeri senza nulla trascurare, impegnati senza mai scivolare nel dogmatismo.
Quei curiosi, irascibili, carissimi “Elio e le Storie Tese“, per parafrasare l’incipit di un loro vecchio radiodramma, davvero non smettono mai di stupirmi.

Mi considero loro fan dalla fine degli anni ‘80, quando tra i banchi di scuola ebbi modo di ascoltare e duplicare mitiche cassettine contenenti il primo album e frammenti di vecchi concerti eliatici. Fu subito amore.
E da allora non li ho più persi di vista, diventando tra l’altro Fava della prima ora.

Ma, al di là dell’ironia sferzante e del valore musicale, c’è stata sempre una cosa che mi ha affascinato particolarmente nell’attività del simpatico complessino. La capacità di sollecitare alla riflessione l’uditorio su certe tematiche (la corruzione, l’aborto, i mali del Paese) senza mai indulgere all’ideologia.

Un’impressione più che confortata, nelle settimane scorse, dalla lettura della (auto-)biografia sugli Elii “Vite bruciacchiate – ricordi confusi di una carriera discutibile“.
Tra i personaggi intervenuti nel volume con proprie testimonianze, mi ha colpito l’intervento di Michele Mozzati (sì, proprio quello di Gino & Michele) là dove scrive che nel 1985/86 «il gruppo [...] era davvero anomalo: forse il primo dell’area culturale milanese ad essersi liberato dalla politica intesa come ideologia».

Mozzati stava collaborando alla messa in scena di uno spettacolo del trotzkista Trevor Griffiths sulla condizione della classe operaia inglese, e rimase “fulminato” dall’ascolto di Elio. Adoperandosi subito per lo “spaccio di cassettine” in diversi ambienti (incluso quello romano, per mezzo dell’attuale direttore di Internazionale Giovanni De Mauro) contribuì alla positiva diffusione del contagio eliatico.
E vide che gli Elii riuscivano là dove nessun altro era riuscito: «La sinistra culturale rigidissima, la sinistra che trasgressioni non poteva concedersene, per una volta si era lasciata andare, ipnotizzata dal fenomeno Elio».

Elio e le storie tese, con la loro carica distruttivo-rigenerativa, sono stati capaci di spazzare via da certi ambienti la cappa dell’ideologia.

Ecco perché mi piacerebbe accostarli, idealmente, ad un altra mia lettura di questi giorni: Karl Popper. Il grande filosofo della scienza, e della politica, si può considerare un baluardo della lotta al dogmatismo, all’ipse dixit, alle roccaforti dell’immutabilità del pensiero. Tanto che il sottotitolo del primo volume della sua imprescindibile “La società aperta e i suoi nemici” è, non a caso, “Platone totalitario”.

Che ne dite, vi pare un accostamento troppo ardito?

Minipimer week-end

lunedì 21 maggio 2007

Sabato scorso quello di Giagia è stato un vero addio al celibato al fulmicotone, capace di mobilitare un pullman pieno di amici per una serata di grandissima bolgia. A questo indirizzo trovate qualche notizia in più in merito e l’accesso alla galleria fotografica.

Peccato solo che la mattina dopo, con appena due ore di sonno alle spalle, mi sia dovuto presentare come scrutatore ai seggi per il rinnovo delle cariche dell’Ordine dei giornalisti :P
Tra chiacchiere e conteggi la giornata però è volata, grazie anche alla piacevole compagnia di amici/colleghi.
E non ho accusato particolari segni di cedimento.

Il tracollo fisico, a tradimento, è arrivato oggi… e sento la vocina di qualcuna che mi dice che forse dovrei proprio smetterla di comportarmi come un ventenne… :)

No choice

martedì 15 maggio 2007

Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno siamo ormai in pieno martellamento televisivo da Tfr.
Pubblicità, istituzionali e non, cercano di convincere gli indecisi dell’ultim’ora sul destino del proprio Trattamento di fine rapporto.

E tu cosa vuoi fare del tuo Tfr?” mi chiede petulante uno spot.

Un cazzo – vorrei rispondergli – come milioni di co.co.co. che il Tfr se lo sognano“.

‘fanculo.

Una strana coppia di giornalisti

mercoledì 25 aprile 2007

Photo by Avlxyz La settimana scorsa sono andato assieme a Turro a parlare di giornalismo agli scout di San Rocco. Un invito giunto inaspettato, ma che mi ha fatto passare una serata inconsueta e stimolante.

Dovevamo parlare mezzora, tre quarti d’ora al più. Siamo stati lì, invece, quasi due ore. Le curiosità e le domande sul giornalismo, sui limiti, le forme e il ruolo di questo mestiere strano, hanno avuto il sopravvento sull’orologio.

Una delle domande che più mi ha colpito riguardava il rapporto tra lettori e giornalisti. Perché al giorno d’oggi – mi è stato chiesto – nonostante la forte scolarizzazione ed il livello culturale più elevato di molte persone, i giornalisti continuano a proporre articoli usa-e-getta, tanto nello stile quanto nei contenuti?

Una domanda, a mio avviso, che tocca il cuore della professione sotto molti aspetti. Il mestiere del giornalista dovrebbe avere sempre alla base un solido rapporto di fiducia con il lettore. Chi compra un giornale sa che di quei giornalisti si può fidare, sa che mentre lui è al lavoro ci sono persone che vanno alla ricerca di notizie utili e le verificano. Almeno in teoria.

Ma quando si scrive un articolo non si può pensare ad un solo tipo di lettore, men che meno al lettore colto o d’istruzione al di sopra della media. Si scrive per arrivare a tutti. E non per formare. Personalmente provo ribrezzo verso il giornalismo inteso come forma di pedagogia. Come modo per educare le masse. Il giornalismo non può e non deve fare formazione. Può e deve all’opposto dare informazione. Che verrà usata dal lettore, in tutta libertà, per chiarirsi le idee in autonomia.

Indirettamente, dunque, il giornalismo in-formando… forma. Può sembrare un banale gioco di parole ma non è così. Solo rispettando la mente del lettore, che per nostra grazia ha deciso di leggerci, potremo da giornalisti fare un servizio alla società. Solo facendo circolare notizie fresche nel sistema sanguigno della democrazia potremo dare al cittadino sovrano (e non suddito!) gli strumenti per poter esercitare il suo potere in consapevolezza e libertà.

Detto in soldoni: bisogna scrivere senza guardare in faccia a nessuno, pensando solo all’utilità che potrà avere quello che scriviamo per il nostro lettore-cittadino-sovrano. Senza proporgli scorciatoie o comodi giudizi, ma dandogli fatti, dati e notizie. Anche le interpretazioni vanno bene, se non ci si maschera dietro una finta indipendenza, spiegando chiaramente alla luce di che cosa abbiamo accostato due o più fatti per arrivare ad un giudizio. Ma senza mai avere l’arroganza di propinare al lettore giudizi e sentenze preconfezionate. Perché i nostri pezzi possano davvero essere parte, sia pur piccola, di quella civica cassetta degli attrezzi usata da ciascuno per costruire il futuro della società.

Ovviamente la ricerca di semplicità non deve tradursi, come spesso accade, in sciatteria. Ma questo è un altro discorso, così come questa è stata solo una piccola parte dei tanti argomenti trattati.
Ma mi ha confortato, in un panorama informativo sempre più desolante, poter parlare per un paio d’ore di etica professionale come di una questione viva, centrale, e non un ferrovecchio d’altri tempi.

Il B-side del giornalista sportivo

domenica 15 aprile 2007

Serata piacevole quella di sabato scorso al Jammin di Longiano.
Anche se la gente presente alla festa organizzata dall’Atletico Malatesta era davvero tanta, forse troppa.

Io sono arrivato “ad orari Boch”, come direbbe qualcuno, piombando nel mezzo di un gradevole filotto di musica italiana d’annata.

Ma la vera sorpresa è stata quando in console è salito tale “Dj Eric“.
Ripensando a chi aveva organizzato la festa, l’annuncio di quel nome mi ha fatto scattare subito un moto di curiosità.
Il mio sesto senso non sbagliava: era proprio Eric Malatesta, conosciuto dai più come giornalista sportivo per il Corriere Romagna e per il Corriere Cesenate, nonché inviato di Radio Bruno.

Decisamente all’insegna dei “piccoli classici” (vecchi e nuovi) la sua selezione, molto gradita dalla pista, che ha visto alternarsi Mike Oldfield & Maggie Reilly, i Police, le Hole, i Jet, Kaiser Chiefs, U2 e Radiohead, solo per citarne alcuni.
Una selezione troppo commerciale? Forse, ma era tutto “mainstream del cuore” e ci metterei la firma per ballarlo ancora :)

P.S.
C’è chi dice di avere visto a Longiano anche dei VIP del ravennate in trasferta :D

Icone di tolla

lunedì 9 aprile 2007

Pensavo di avere fatto il callo oramai ai messaggi pubblicitari: mi sbagliavo. Per conto mio cerco di non farmi mai condizionare dagli spot e, all’opposto, diffido sempre di chi sperpera fiumi di denaro per convincere le masse della bontà dei propri prodotti.
Ma negli ultimi tempi ci sono alcune pubblicità che, più di altre, sono state capaci di farmi perdere il lume della ragione dato che toccano da vicino il mondo dei giornalisti. Come quelle di una nota catena di elettronica o un’altra di una società di prestiti.

Entrambe impiegano finti giornalisti, cercando in questo modo di dare più credibilità al loro messaggio. La seconda pubblicità, addirittura, è strutturata sulla falsariga di un telegiornale, con tanto di sigla e collegamenti in studio. E tutto per pubblicizzare dei prestiti ai pensionati, una forma legale ma odiosa di neo-strozzinaggio.

Eppure, viene da chiedermi, quanta credibilità sia rimasta a noi giornalisti se assurgiamo persino a icona per i pubblicitari. Se mi guardo intorno vedo infatti un panorama desolante, fatto di ‘colleghi’ esperti in prostituzione e di marchette vissute nel quotidiano come una immutabile normalità.

Volenti o nolenti, consapevoli o meno, molti giornalisti sono impiegati sempre più per leccare e sempre meno per informare. Dilapidando in questo modo l’unico proprio la credibilità, quella che dovrebbe essere la prima qualità di ogni ‘penna’. Il falso mito dello “scrivere bene” dovrebbe passare in secondo piano di fronte a chi porta notizie interessanti garantendone la veridicità.

Come ho già scritto in passato, le parole di un giornalista dovrebbero essere tutte Iso 9001. Spesso invece il panorama è ben diverso e le lodevoli battaglie dell’Ordine contro la commistione tra giornalismo e pubblicità (un intreccio vergognoso, specie in molte televisioni locali) mi danno l’idea di una pistola ad acqua che lotta contro un incendio.

Ma non mi rassegno. E nonostante molti giornali o Tg siano sconfinati ormai nella palude della parodia dell’informazione, non posso non indignarmi nel vedere la mia categoria professionale mercificata e ridicolizzata dai pubblicitari.

Ricordando Andreatta

martedì 27 marzo 2007

ulivo2

Quando ieri sera ho saputo dall’Ansa della morte di Beniamino Andreatta ci sono rimasto più male di quanto pensassi. Mi sono ritrovato a pensare, di colpo, a quel tumultuoso periodo politico in cui dalle ceneri della Dc naque il Ppi e in cui, tra scissioni e colpi di scena, i popolari contribuirono alla nascita dell’Ulivo.
Una creatura politica cui Andreatta (un democristiano nobile, slegato dalla logica delle correnti) contribuì in modo determinante. Un vero padre fondatore.

Avevo conosciuto il vecchio economista qualche mese prima che entrasse in coma, ad un Congresso regionale del Ppi a Bologna al quale partecipavo come delegato provinciale del partito per Forlì-Cesena.
Il suo discorso mi colpì molto e, forse, fu l’unica cosa seria e positiva di quel congresso (una mezza farsa nella quale si anticipò a sorpresa la votazione per il Consiglio nazionale, estromettendo dal voto una buona fetta di delegati impegnati nella pausa pranzo).

Tornare con la mente ad Andreatta, mi riporta ad un periodo della mia vita nel quale l’impegno politico aveva un ruolo importante. Il periodo dei primi comitati Prodi “per l’Italia che vogliamo” e delle gioie e difficoltà quotidiane vissute nei gruppetti di ex-democristiani ed ex-comunisti che si ritrovavano a costruire insieme, dopo decenni di diffidenza, qualcosa di nuovo, diverso, importante.

Ormai ho voltato da tempo le spalle alla politica, un’attività che mal si concilia con il giornalismo. Sono sempre più convinto, infatti, che ognuno dovrebbe cominciare a risolvere i conflitti d’interesse a partire dall’orticello di casa sua.

Ma non posso smettere di pensare all’entusiasmo e alle speranze di quegli anni. Un entusiasmo che il pur pacato Andreatta, già alle soglie dei 70 alla nascita dell’Ulivo, mi ricorderà sempre.

Spagnoli taroccati

giovedì 22 marzo 2007

emanuel

Quando oggi pomeriggio Zonda mi ha avvisato della cosa ho sobbalzato, stentando a crederlo. Ma è tutto vero.

Giovedì 10 maggio al Bronson di Ravenna suoneranno gli I’M FROM BARCELONA. Praticamente gli autori di quello che è stato l’asse portante della mia colonna sonora primaveril-estiva 2006.

So benissimo che questo gruppo svedese, che tira in ballo la Spagna ma che canta in inglese, è sconosciuto ai più (Compagnia delle Indie esclusa :P ). Ma personalmente, lo ritengo un appuntamento imperdibile.

Già mi sono perso, parlando di Bronson, gli Okkervil River nel novembre scorso. E se ci ripenso ancora me ne rammarico. Gli IMFB non devono seguire egual sorte!

P.S. Alla faccia di Fringui e del concerto della Mannoia :P

C’è speranza per il Carlino?

martedì 13 marzo 2007

E’ davvero difficile per me accostare la parola “speranza” al Resto del Carlino. Negli ultimi anni la Poligrafici editoriale ha commesso, a mio avviso, troppi passi falsi.

[Attenzione, ho scritto un papiro! Clicca qui se vuoi leggerlo tutto...]

  • Reminiscenze

    • Altre immagini qui: Boch su Flickr

      Questo è un collage di foto dell'account di Boch. Se vuoi, puoi creartene uno qui :)
  • FavER le Fave dell'Emilia-Romagna
  • No al linguaggio da Sms!
  • Ivan Liggi libero!
  • Federazione delle Associazioni d'amicizia Italia-Israele