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Le mie impressioni su Windows 8

Premetto, questa non è una recensione di Windows 8. E’ solo un insieme di pensieri che ho messo in fila a furia di rispondere ad amici confusi che chiedevano il mio parere in merito. Messi nero su bianco spero possano dissipare i dubbi di qualcuno.

Nel caso i dubbi persistano, e il nuovo ambiente Windows proprio non convinca, si può sempre valutare di concentrare altrove il proprio (prezioso) tempo di apprendimento, magari con un cambio di parrocchia verso Linux abbracciando la filosofia del software libero.

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Il Due Giugno, un simbolo della Religione laica della Patria

So di andare controcorrente e che molti amici mi criticheranno per queste righe. Ma io ritengo che la parata del 2 giugno, festa della nostra Repubblica, sia un momento importante. Va ridimensionata, certo, ed in questo senso il fatto che sia stato deciso di non farvi prendere parte le Frecce tricolori, oltre a mezzi di altri reparti, mi sembra un segno di doveroso rispetto nei confronti delle vittime dei recenti terremoti.

Ma una festa di questo tipo non rappresenta una mera “passeggiata” di uomini e mezzi, bensì un vero e proprio rito laico.

Storiografie diverse si ritrovano concordi nel constatare il fallimento, negli ultimi due secoli, di ogni tentativo di diffondere in Italia una religione laica della Patria. Una “religione” non da contrapporre al cattolicesimo o alle fedi delle diverse persone (da rispettare sempre, al pari delle idee), ma una sorta di sentire comune, tanto più indispensabile alla formarsi di nuove istituzioni statali. Una specie di educazione civica per le masse, divulgata per mezzo di momenti pubblici.

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Visioni di legalità

Il fascio contro Saffi

Sei un fascista. Sei un comunista. Sei un sionista. Sei un bugiardo. Sei al soldo di qualcuno. Quante volte ho sentito questo ritornello. Quante volte ho sorriso dentro di me osservando la bava alla bocca del mio interlocutore.

Ultimamente alla cantilena di affronti si è aggiunto Stefano Severi. Che definisce “vomitevole” il mio recente articolo sulla questione del Confino, l’ex scuola elementare di Ponte Cucco occupata dagli anarchici.

Per Severi a muovere la mia penna sarebbe l’odio nei confronti di un nemico. Stessa sorte è riservata al consigliere repubblicano Luigi di Placido.

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Mi accontento di poco

A volte basta poco per ritrovare il sorriso. Oggi, come di consueto, stavo cercando ansiosamente di incastrare in agenda i pezzi di quel pazzo puzzle che è la mia vita lavorativa quando, d’un tratto, mi sono imbattuto in una notizia.

Sulla barra dei feed che sovrasta la mia posta elettronica è comparso “ELEZIONI/ DE MITA: CRITERI CANDIDATURE PD UN INSULTO, ME NE VADO”.

Ora, fermi un attimo. Punto primo io pensavo, anzi speravo, che gente come De Mita non avesse nulla a che fare col PD. Secondo, mi sembra il minimo che se un partito si dà delle regole (tre mandati parlamentari, contro gli undici del buon Ciriaco) vengano fatte rispettare.

A ruota è arrivato poi l’annuncio della rinuncia alla candidatura da parte di Visco. E anche qui mi sembra davvero il minimo dopo la vicenda Speciale.

Chissà se pure Bassolino avrà il coraggio di farsi da parte. Anche se un suo ritiro volontario sarebbe un peccato, visto che per come ha gestito da Commisario la vicenda rifiuti in Campania sarebbe da cacciare a pedate.

Un partito senza De Mita e altri impresentabili? Si può fare 🙂

Il coraggio di mescolarsi

Per adesso sono solo parole. Ma almeno qualcuno ha avuto il coraggio di dirle. E sono state musica per le mie orecchie, anche se la mia passata esperienza politica mi spinge a toccare ferro.

Un paio di settimane fa a Santarcangelo ho assistito ad un evento della Margherita a sostegno della candidatura di Walter Veltroni alle Primarie del Partito Democratico.
Un soggetto politico così nuovo da attirare al tempo stesso passione, scetticismi ed ironie.

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Agosto, il mese più freddo dell’anno

Agosto
è scritto sul tuo calendario
forse hai dormito sei mesi
ma sei così stanco
tanto stanco

Torno a far capolino su questo spazio dopo una lunga assenza, due mesi che hanno messo a dura prova la mia capacità di resistenza.

Un continuo zompettare tra preparativi per il grande passo, trattative per l’alloggio (finirò in affitto o in una casa mia?), mobili da comprare, viaggi da prenotare e beghe lavorative. Un tritatutto dal quale dipenderà la mia vita negli anni a venire.

Eppure, in questi giorni convulsi, qualche uscita me la sono concessa. A ricordarmelo sono le foto accumulatesi nel cellulare e nella macchinetta.

Sfogliarle prima di postarle in Rete mi ha dato l’impressione di finire in una piccola macchina del tempo.

Ho rivissuto così il concerto degli MM40 a Forlì. Due ore di volgarità, battutacce, pesanti allusioni e turpiloqui. Una vera boccata d’aria fresca, dunque per chi, come me, si ritrova quotidianamente a navigare in un mare di aria fritta e parole vuote.

E poi tante uscite con gli amici, piccole scorribande rivierasche, ritrovi di Faccioni, il concertone di Elio a Cesenatico (delle belle fotine, altrui, si trovano qui), il primo spettacolo live dei Tiny Tide (ma anche no)… insomma, al di là della stanchezza, come ultima estate di libertà non posso certo lamentarmi! 😛

Elio e le storie fresche

ElioPopperScanzonati eppur professionisti, leggeri senza nulla trascurare, impegnati senza mai scivolare nel dogmatismo.
Quei curiosi, irascibili, carissimi “Elio e le Storie Tese“, per parafrasare l’incipit di un loro vecchio radiodramma, davvero non smettono mai di stupirmi.

Mi considero loro fan dalla fine degli anni ’80, quando tra i banchi di scuola ebbi modo di ascoltare e duplicare mitiche cassettine contenenti il primo album e frammenti di vecchi concerti eliatici. Fu subito amore.
E da allora non li ho più persi di vista, diventando tra l’altro Fava della prima ora.

Ma, al di là dell’ironia sferzante e del valore musicale, c’è stata sempre una cosa che mi ha affascinato particolarmente nell’attività del simpatico complessino. La capacità di sollecitare alla riflessione l’uditorio su certe tematiche (la corruzione, l’aborto, i mali del Paese) senza mai indulgere all’ideologia.

Un’impressione più che confortata, nelle settimane scorse, dalla lettura della (auto-)biografia sugli Elii “Vite bruciacchiate – ricordi confusi di una carriera discutibile“.
Tra i personaggi intervenuti nel volume con proprie testimonianze, mi ha colpito l’intervento di Michele Mozzati (sì, proprio quello di Gino & Michele) là dove scrive che nel 1985/86 «il gruppo […] era davvero anomalo: forse il primo dell’area culturale milanese ad essersi liberato dalla politica intesa come ideologia».

Mozzati stava collaborando alla messa in scena di uno spettacolo del trotzkista Trevor Griffiths sulla condizione della classe operaia inglese, e rimase “fulminato” dall’ascolto di Elio. Adoperandosi subito per lo “spaccio di cassettine” in diversi ambienti (incluso quello romano, per mezzo dell’attuale direttore di Internazionale Giovanni De Mauro) contribuì alla positiva diffusione del contagio eliatico.
E vide che gli Elii riuscivano là dove nessun altro era riuscito: «La sinistra culturale rigidissima, la sinistra che trasgressioni non poteva concedersene, per una volta si era lasciata andare, ipnotizzata dal fenomeno Elio».

Elio e le storie tese, con la loro carica distruttivo-rigenerativa, sono stati capaci di spazzare via da certi ambienti la cappa dell’ideologia.

Ecco perché mi piacerebbe accostarli, idealmente, ad un altra mia lettura di questi giorni: Karl Popper. Il grande filosofo della scienza, e della politica, si può considerare un baluardo della lotta al dogmatismo, all’ipse dixit, alle roccaforti dell’immutabilità del pensiero. Tanto che il sottotitolo del primo volume della sua imprescindibile “La società aperta e i suoi nemici” è, non a caso, “Platone totalitario”.

Che ne dite, vi pare un accostamento troppo ardito?

Il B-side del giornalista sportivo

Serata piacevole quella di sabato scorso al Jammin di Longiano.
Anche se la gente presente alla festa organizzata dall’Atletico Malatesta era davvero tanta, forse troppa.

Io sono arrivato “ad orari Boch”, come direbbe qualcuno, piombando nel mezzo di un gradevole filotto di musica italiana d’annata.

Ma la vera sorpresa è stata quando in console è salito tale “Dj Eric“.
Ripensando a chi aveva organizzato la festa, l’annuncio di quel nome mi ha fatto scattare subito un moto di curiosità.
Il mio sesto senso non sbagliava: era proprio Eric Malatesta, conosciuto dai più come giornalista sportivo per il Corriere Romagna e per il Corriere Cesenate, nonché inviato di Radio Bruno.

Decisamente all’insegna dei “piccoli classici” (vecchi e nuovi) la sua selezione, molto gradita dalla pista, che ha visto alternarsi Mike Oldfield & Maggie Reilly, i Police, le Hole, i Jet, Kaiser Chiefs, U2 e Radiohead, solo per citarne alcuni.
Una selezione troppo commerciale? Forse, ma era tutto “mainstream del cuore” e ci metterei la firma per ballarlo ancora 🙂

P.S.
C’è chi dice di avere visto a Longiano anche dei VIP del ravennate in trasferta 😀

Ricordando Andreatta

ulivo2

Quando ieri sera ho saputo dall’Ansa della morte di Beniamino Andreatta ci sono rimasto più male di quanto pensassi. Mi sono ritrovato a pensare, di colpo, a quel tumultuoso periodo politico in cui dalle ceneri della Dc naque il Ppi e in cui, tra scissioni e colpi di scena, i popolari contribuirono alla nascita dell’Ulivo.
Una creatura politica cui Andreatta (un democristiano nobile, slegato dalla logica delle correnti) contribuì in modo determinante. Un vero padre fondatore.

Avevo conosciuto il vecchio economista qualche mese prima che entrasse in coma, ad un Congresso regionale del Ppi a Bologna al quale partecipavo come delegato provinciale del partito per Forlì-Cesena.
Il suo discorso mi colpì molto e, forse, fu l’unica cosa seria e positiva di quel congresso (una mezza farsa nella quale si anticipò a sorpresa la votazione per il Consiglio nazionale, estromettendo dal voto una buona fetta di delegati impegnati nella pausa pranzo).

Tornare con la mente ad Andreatta, mi riporta ad un periodo della mia vita nel quale l’impegno politico aveva un ruolo importante. Il periodo dei primi comitati Prodi “per l’Italia che vogliamo” e delle gioie e difficoltà quotidiane vissute nei gruppetti di ex-democristiani ed ex-comunisti che si ritrovavano a costruire insieme, dopo decenni di diffidenza, qualcosa di nuovo, diverso, importante.

Ormai ho voltato da tempo le spalle alla politica, un’attività che mal si concilia con il giornalismo. Sono sempre più convinto, infatti, che ognuno dovrebbe cominciare a risolvere i conflitti d’interesse a partire dall’orticello di casa sua.

Ma non posso smettere di pensare all’entusiasmo e alle speranze di quegli anni. Un entusiasmo che il pur pacato Andreatta, già alle soglie dei 70 alla nascita dell’Ulivo, mi ricorderà sempre.

Spagnoli taroccati

emanuel

Quando oggi pomeriggio Zonda mi ha avvisato della cosa ho sobbalzato, stentando a crederlo. Ma è tutto vero.

Giovedì 10 maggio al Bronson di Ravenna suoneranno gli I’M FROM BARCELONA. Praticamente gli autori di quello che è stato l’asse portante della mia colonna sonora primaveril-estiva 2006.

So benissimo che questo gruppo svedese, che tira in ballo la Spagna ma che canta in inglese, è sconosciuto ai più (Compagnia delle Indie esclusa :P). Ma personalmente, lo ritengo un appuntamento imperdibile.

Già mi sono perso, parlando di Bronson, gli Okkervil River nel novembre scorso. E se ci ripenso ancora me ne rammarico. Gli IMFB non devono seguire egual sorte!

P.S. Alla faccia di Fringui e del concerto della Mannoia 😛