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Il Due Giugno, un simbolo della Religione laica della Patria

So di andare controcorrente e che molti amici mi criticheranno per queste righe. Ma io ritengo che la parata del 2 giugno, festa della nostra Repubblica, sia un momento importante. Va ridimensionata, certo, ed in questo senso il fatto che sia stato deciso di non farvi prendere parte le Frecce tricolori, oltre a mezzi di altri reparti, mi sembra un segno di doveroso rispetto nei confronti delle vittime dei recenti terremoti.

Ma una festa di questo tipo non rappresenta una mera “passeggiata” di uomini e mezzi, bensì un vero e proprio rito laico.

Storiografie diverse si ritrovano concordi nel constatare il fallimento, negli ultimi due secoli, di ogni tentativo di diffondere in Italia una religione laica della Patria. Una “religione” non da contrapporre al cattolicesimo o alle fedi delle diverse persone (da rispettare sempre, al pari delle idee), ma una sorta di sentire comune, tanto più indispensabile alla formarsi di nuove istituzioni statali. Una specie di educazione civica per le masse, divulgata per mezzo di momenti pubblici.

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Essere donna oggi

No, non voglio scrivere un post dedicato all’immortale canzone degli Elio e le Storie Tese che tanto fece incazzare le femministe nel ’92.

Solo riflettere su due vicende molto contrastanti tra loro. In Germania il vescovo di Augusta (Baviera) si scaglia contro Ursula von der Leyen, ministro (non scriverò mai la parola “ministra”, nemmeno sotto tortura) democristiano alla Famiglia.
La poveretta, una pia e cristiana donna madre di sette figli, si è attirata le ire dell’alto prelato per aver proposto un piano per la costruzione di asili nido. Strutture delle quali, per inciso, in Germania vi è grande carenza dato che uno dei più fervidi sostenitori della costruzione di asili fu, 70 anni fa, un certo Adolf Hitler.

Ora il Governo di grande coalizione tra Cdu-Csu ed Spd prova a superare le vecchie diffidenze nei confronti di queste istituzioni con un piano che vuole rispondere alle esigenze delle donne che lavorano ed hanno figli.
Quelle stesse donne che la destra conservatrice vorrebbe chiuse in casa, intente alla sola ed esclusiva educazione dei pargoli.
Così come il vescovo Walter Mixa che, dalla sua cattedra di Augusta, ha definito i piani del Governo «micidiali per i bambini e per le famiglie» perché trasformano le donne in «macchine da riproduzione» e vogliono «reclutare giovani donne come forza lavoro di riserva per l’industria», come riporta il quotidiano Il Riformista.

Una presa di posizione assurda e integralista in un paese, la Germania, nel quale fino a poco tempo fa i vescovi si sono fatti spesso notare, al contrario, per le loro posizioni eccessivamente progressiste agli occhi del Vaticano.

Mi è tornato alla mente, per contrasto, un progetto olandese dello scorso anno. Nel paese dei tulipani, il partito laburista (PvdA) aveva proposto che tutte le donne laureate intenzionate a rimanere in casa, senza andare a lavorare, pagassero allo Stato le spese sostenute dalle istituzioni per la loro istruzione.
Evidentemente, nei Paesi Bassi, in molti considerano la scelta di diventare madre-casalinga come uno spreco di risorse pubbliche.

Qual è la strada giusta da seguire? Ci sarà mai un Paese in grado di giungere ad un compromesso che aiuti effettivamente le donne nelle loro aspirazioni (siano esse lavorative, familiari o entrambe) evitando al tempo stesso un’ingerenza regolatrice da parte dello Stato?

Sono curioso di sapere che cosa ne pensa Fringui 😉

Sacrilego anch’io?

L’ultima inchiesta di un giornalista del settimanale L’Espresso ha suscitato le ire dell’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede.

Che cosa avrebbe combinato di strano questo collega? Semplicemente ha girato tra le chiese di cinque città accostandosi di volta in volta al sacramento della Riconciliazione, o “confessione” che dir si voglia, rilevando posizioni diverse tra i sacerdoti sui temi morali più scottanti, dall’Eutanasia all’omosessualità passando per l’utilizzo o meno del profilattico. E ricevendo dall’organo di stampa Vaticano accuse di profanazione, sacrilegio e offesa per i sentimenti dei cattolici.

Ma, se è così… allora io dovrei bruciare all’inferno da un pezzo! 😀

All’inizio degli anni ’90, infatti, ero assillato da un grandissimo cruccio. Non riuscivo a spiegarmi come la Chiesa Cattolica, all’apparenza così granitica su certi temi, comprendesse in realtà una pletora di posizioni diverse e tutte egualmente giustificabili. Una cosa che, all’atto pratico, finiva per legittimare tutto ed il contrario di tutto.

Così, decisi di avviare la mia personalissima inchiesta 🙂

Armato di bicicletta, nei ritagli di tempo mi misi a battere a tappeto le diverse chiese cittadine cercando di rimediare quante più confessioni possibili dai sacerdoti più disparati. Ed esponendo loro una bella casistica di peccati.

Il tutto veniva poi registrato a posteriori su carta in una sorte di grande hit-parade moral-filosofica, un calderone dal quale dovevo riuscire a tirar fuori un senso compiuto alla cacofonia di voci cattoliche, le une in disaccordo con le altre.

Un documento preziosissimo che, ahimè, sembra essere andato perduto: sarebbe stata una testimonianza storica notevole 🙂

A mia “discolpa”, dal punto di vista spirituale, bisogna però aggiungere che ero animato da una sincera volontà di capire al meglio la volontà di Dio… Tanto più che, in quel periodo, stavo pure frequentando il seminario minore! 😛

Andare oltre il Pacstrocchio

Nei giorni scorsi il Governo ha annunciato l‘imminente presentazione di un Disegno di legge sui PACS, una delle forme delle cosidette unioni civili.

Si vorrebbero tutelare, in pratica, i diritti dei conviventi siano essi eterosessuali o meno.

Nel mondo cattolico si è subito assistito ad uno stracciar di vesti. L’Osservatore Romano ha parlato di “battaglia senza senso” e “volontà di sradicare la famiglia“.

Mentre il segretario dei DS Piero Fassino, intervistato su RaiTre, ha affermato che “in Italia ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono ogni giorno una condizione di convivenza di fatto e credo che sia di buon senso e corrisponda a regole di civiltà stabilire alcuni diritti, a tutela di un più solido rapporto tra due conviventi“.

Io penso invece, modestamente e laicamente, che i conviventi si debbano “attaccare al tram”. Il concetto stesso di cittadinanza si basa sul godimento di diritti a fronte di un’assunzione di doveri. E nei Pacs sento puzza di bruciato, vedendo coppie che ambiscono ad ottenere diritti cercando di svicolare dai doveri.

Vuoi tutele e garanzie? Rimboccati le maniche e sposati! Vuoi convivere ed essere libero, senza alcun vincolo? Perfetto, ma poi non frignare invocando l’approvazione di Leggi in tuo favore.

Bisogna avere il coraggio di chiudere la porta in faccia alle “mezze robe”. La famiglia deve rimanere fondata sul matrimonio, sia esso civile o religioso.
Quale tipo di matrimonio, però? Rifiutare i Pacs, o accrocchi giuridici simili, chiuderebbe le porte a chi al matrimonio non può accedere: gay, lesbiche e transessuali.
Ecco perché è urgente lasciarci alle spalle il dibattito sui Pacs e puntare ad una riforma complessiva dell’istituto matrimoniale, da intendersi finalmente come “unione di due persone”.
Una formula che chiuderebbe le porte alla poligamia, aprendole al tempo stesso a quei cittadini gay, lesbiche o transgender pronti a prendersi un impegno “per tutta la vita”.

Paradossalmente, dunque, mi sento di dare ragione all’Osservatore Romano quando in tema di PACS paventa “una legislazione parallela a quella del diritto di famiglia”. E’ un rischio concreto, e la società non ha bisogno di un “doppio canale” in materia.

Dico dunque no ai PACS e sì ad una riforma del matrimonio, aprendolo a chiunque sia pronto ad accettare i diritti e i doveri che una vita a due comporta.

Pattume televisivo

Oggi, purtroppo, ho guardato un po’ di TV. Molto strano, dato che difficilmente mi capita di avere a che fare con questo mezzo. Quando accade mi limito in genere al televideo e a qualche Tg. Per il resto mi affido alla Rete, convinto come sono della superiorità della fruizione di contenuti on-demand rispetto alla sbobba propinata dai palinsesti.

Lo zapping odierno non ha smentito le mie convinzioni. Prima ci si è messo il TG1 che, parlando della Fiera del formaggio di Fossa, ha collocato Sogliano al Rubicone in provincia di Bologna (!). Poi a “Quelli che il calcio” ho avuto la sgradevole visione di Alessandra Borghese. La paladina del neo-beghinaggio, stuzzicata sull’argomento dal vampiro-Ventura, ha biasimato la satira su Ratzinger. Per poi tornare sulla sua conversione e sulla scelta della castità.

Gentile principessa, forse non sai che una cosa chiamata Costituzione non riconosce più (da quasi 60 anni!) tutti i titoli nobiliari e, cosa più importante, quella stessa Carta ha ribadito la separazione tra Stato e religione/i. Ne consegue che la satira può e deve essere libera di sbertucciare chi più gli pare e piace, religiosi inclusi (sempre che non si istighi all’odio o al commetere reati). Allo stesso modo tu sei libera di fare sesso o meno. Ma per piacere, cara la mia “principessa senza pisello” non menarcela più con questa storia del non darla via!

Quando è troppo è troppo

Non confondiamo il rispetto per gli altri con il fatto di non riuscire a vedere al di là da un palmo dal naso.

In tutto il mondo, torme di musulmani sono in rivolta per le vignette danesi sul Profeta Maometto.

Come questa:

Fregati

Che cosa fa o dice di cosi terribile il Profeta in queste vignette? Nulla di eclatante, semplicemente è stato disegnato, un’azione assolutamente vietata dall’Islam.

Qualche altra vignetta invece lo associa alle bombe, e si è detto “L’Islam è una religione di pace!”. Vero. Ciò non toglie però che una parte di fedeli islamici distorca gli insegnamenti del buon Maometto cercando di far valere le proprie posizioni a suon di bombe.

Io penso che a volte la censura abbia senso. Ma qui non si tratta di condannare immagini che incitano all’odio, al razzismo, o all’antisemitismo, ma di semplice satira. Fare dell’umorismo su questi temi non solo mi sembra corretto, ma doveroso.

Si sentono offesi? E chissenefrega! Bene ha fatto il governo danese a non scusarsi: la stampa è libera e, nei confini stabiliti dalla legge, responsabile di sé stessa.

La vera forza di una società laica non sta nell’appiattimento, ma nella pluralità. E questo vale per tutte le religioni.

Che cosa è meglio, ritirare la carne dalle mense scolastiche nei venerdì di Quaresima, perché in contrasto con uno dei Cinque precetti generali della Chiesa cattolica, oppure offrire un menù aggiuntivo a base di pesce e verdure?

Grazie al Cielo viviamo in una comunità di Paesi laici (anche se alcuni non abbastanza). Non cerchiamo di dilapidare quel po’ di separazione tra culti e diritti che siamo riusciti a guadagnarci negli ultimi secoli.