Archivi categoria: Ordine dei Giornalisti

Master in giornalismo UniBo, verifica di metà biennio

Prima riunione oggi al Comitato scientifico del Master in giornalismo dell’Università di Bologna. Qualche sostituzione nelle docenze ed un lungo confronto con gli studenti sulle (non eccessive) criticità.

Università e Ordine sono impegnati con determinazione e risorse nel far crescere questo percorso di formazione post laurea, ripartito lo scorso anno dopo un biennio di stop.

I risultati delle elezioni OdG 2017: l’intero gruppo Gi.Pu. eletto al primo turno

Un ringraziamento, di cuore, a tutti i colleghi giornalisti per l’attestato di stima espresso ieri nell’urna. Per me inizia ora una nuova avventura al servizio della categoria all’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.

La nostra lista (Gi.Pu.) vede eletti tutti i candidati: tre consiglieri regionali su tre, il revisore dei conti regionale e l’unico consigliere nazionale pubblicista dell’Emilia-Romagna.

Siamo passati tutti al primo turno, senza andare al ballottaggio, anche se abbiamo vissuto lo spoglio con un po’ di “battiquorum” a causa del calo di affluenza al seggio di Bologna (legato alla visita del pontefice) e a qualche defezione imprevista.

Un ringraziamento, in particolare, ai giornalisti pubblicisti romagnoli che mi hanno gratificato dell’88 per cento di preferenze. E ora, al lavoro!

Giornalisti al voto, per i romagnoli il seggio è a Cesena

Giugno 2013, insediamento del Consiglio nazionale OdG (foto M.R.)

Dopo tante proroghe al mandato dei consiglieri uscenti, domenica 1° ottobre si vota il rinnovo dei Consigli dell’Ordine dei Giornalisti (regionale e nazionale). Dopo quattro anni al nazionale, oggi sono candidato al Consiglio regionale OdG Emilia-Romagna.

Avevo anticipato i nomi della nostra squadra Gi.Pu. nel bilancio di fine mandato postato qualche giorno fa, aggiungo ora qualche informazione pratica.

Il seggio di riferimento per i giornalisti delle province romagnole (Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna) è quello di Cesena, allestito all’Hotel Alexander (Piazzale Karl Marx, 10). Si trova esattamente di fronte alla stazione ferroviaria cittadina e accanto all’autostazione. Ancora più importante, l’albergo è fuori dalle “zone rosse” istituite per la visita di Papa Francesco. Visita che ad ogni modo terminerà alle 10 del mattino, potrete dunque recarvi al seggio (aperto dalle 9 alle 17) senza timore.

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Piccolo bilancio di fine mandato, in attesa delle urne

Tempo di elezioni, termina qui il mio servizio al Consiglio nazionale dell’Ordine

Sono stati quattro anni intensi e inaspettati. Quando, nella primavera del 2013, un gruppo di amici mi chiese la disponibilità a candidarmi a consigliere dell’Ordine dei Giornalisti ci rimasi di stucco. Pur essendomi sempre interessato alle regole della professione, aiutando altri giornalisti a districarsi nel ginepraio delle norme, non avevo mai preso in considerazione un simile impegno. Tanto più nell’Ordine che, a differenza del sindacato o dell’Inpgi, come ente pubblico rappresenta il “lato noioso” della professione, quello fatto di regole da applicare, carte deontologiche e azioni disciplinari. Decisi comunque di mettermi in gioco. Le urne premiarono la nostra squadra (lista Gi.Pu.) e, forte di 180 voti di preferenza di colleghi emiliani e romagnoli, risultai eletto Consigliere nazionale dell’Ordine (secondo giornalista più votato in regione).

L’impatto con il Consiglio nazionale non fu dei migliori. Mi trovai di colpo in una struttura pletorica, normata da procedure barocche, figlia di una legge (la 69/1963 unitamente al decreto del ‘65) che mostra tutto il peso dei suoi anni. Non mi aspettavo, poi, un clima così politicizzato, fatto di gruppi, fazioni o correnti impegnate in un continuo fare e disfare tele e alleanze. Alcuni consiglieri provarono a rassicurarmi: “io ho impiegato tre mandati solo per capire dove mi trovavo – mi disse uno – non c’è nulla di male a essere disorientati”.

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E’ obbligatoria la formazione, non il fiatone

Avviso per i colleghi giornalisti dell’Emilia-Romagna (professionisti e pubblicisti): non c’è bisogno di fare le corse sul tema della formazione professionale obbligatoria.

Oggi pomeriggio dovrebbe esservi arrivata una mail dalla Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna sulla nuova tornata di corsi (li troverete a partire dalla tarda mattinata di domani sul portale http://www.odg.bo.it/).

Se anche dovessero andare esauriti nel giro di pochi minuti (come accaduto la volta scorsa) non sarà un dramma.

Ripeto: nessuna fretta. Al momento la Fondazione OdG è partita con una propria offerta, bruciando tutti sul tempo, perché si tratta di una realtà attiva e strutturata. Altri soggetti formatori, però, sono in corso di certificazione.

Non ci saranno corsi solo a Bologna e dintorni (ci mancherebbe!), nei prossimi mesi partiranno eventi, seminari e corsi distribuiti sul territorio, ad opera di soggetti diversi.

Ci sarà tempo e modo di assolvere agli obblighi di legge sulla formazione senza resse o patemi.

Io, personalmente, al momento suggerisco di:

1) fare il corso online (10 crediti) preparato dal Consiglio nazionale dell’Ordine all’indirizzo: http://fpc.formazionegiornalisti.it/

2) iscriversi ai corsi della Fondazione OdG solo il tema vi interessa davvero e vi è comodo andare a Bologna in quei giorni;

3) tenere le orecchie dritte per gli aggiornamenti sui futuri corsi extra-Bologna.

Per qualsiasi chiarimento, resto a disposizione.

Ricongiungimento pubblicisti: adesso è la volta buona

Accesso diretto all’esame di idoneità professionale (con iscrizione retroattiva nel registro dei praticanti) per quei giornalisti pubblicisti che svolgono la professione in maniera prevalente.

Si tratta del cosiddetto “Ricongiungimento”, operazione varata nel marzo scorso dal Consiglio nazionale dell’Ordine e ritardata fino ad oggi dalle resistenze di alcuni Ordini regionali. All’ultimo Cnog abbiamo votato il testo definitivo del documento, che trovate nel link allegato.

http://www.odg.it/content/ricongiungimento-pubblicisti-il-nuovo-testo

La procedura può essere attivata entro il 31 dicembre 2016. Possono accedere al Ricongiungimento i pubblicisti iscritti all’Ordine da almeno 5 anni, che abbiano esercitato attività giornalistica, in maniera sistematica e prevalente, per almeno 36 mesi (di cui 18 nell’ultimo triennio), con un reddito indicativamente equiparabile alla metà del minimo tabellare lordo previsto per il praticante con meno di 12 mesi di servizio (350 euro lordi circa al mese).

In sede di discussione, la settimana scorsa a Roma, ero intervenuto manifestando la mia contrarietà alla bozza di accordo raggiunta tra Consiglio nazionale e Ordini regionali: minimi di reddito più alti e altri paletti avrebbero reso il Ricongiungimento uno sbiadito doppione dell’attuale Praticantato d’ufficio per freelance. L’opposizione mia e di tanti colleghi (autori di una specifica mozione) ha permesso di emendare il testo, grazie a nuovo passaggio in commissione, giungendo così a un documento (approvato all’unanimità, eccezion fatta per qualche astensione) fedele allo spirito originario del Ricongiungimento.

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(IN)GIUSTIZIA ITALIANA: carcere per diffamazione a mezzo stampa

Un giornalista di 79 anni, condannato per diffamazione, è stato incarcerato. Non è certamente il primo, non sarà certamente l’ultimo, considerato che per il reato di diffamazione a mezzo stampa sono oltre 1.600 i giornalisti condannati o in attesa dell’ultimo grado di giudizio o in attesa di processo.

La cosa appare tanto più paradossale in quanto, in questi stessi giorni, l’Italia è stata nuovamente ripresa, e condannata, dalla Corte europea per i diritti dell’uomo proprio sulla pena del carcere per chi diffama. La Corte di Strasburgo ha ribadito che il carcere per chi fa informazione è una pena ingiusta e sproporzionata rispetto all’infrazione, una pena che viola l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

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Un neofita al CNOG

2013-06-18-1187Burocrazia, accordi, sorrisi e coltelli. I primi due Consigli nazionali dell’Ordine dei giornalisti (3 giorni a giugno, 3 giorni a luglio) ci hanno impegnato in una lunga serie di votazioni. Prima le cariche di vertice (presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere), poi il resto dell’esecutivo, i revisori dei conti, i consiglieri di disciplina (distaccati in organo autonomo), infine le quattro commissioni permanenti (giuridica, ricorsi, cultura, amministrativa).

Chiamata nominale per voto segreto, seconda chiama, lento scrutinio delle schede cartacee. Ripetizione del tutto con nuovi quorum, fino ai ballottaggi. Procedure lente, quasi barocche, in un’epoca dove tutto ormai è digitale e “leggero”. Trattandosi di adempimenti previsti dalla legge però (quella del ’63 istitutiva dell’Ordine e il regolamento attuativo del ’65) non era possibile fare diversamente: solo il Parlamento può cambiare le procedure.

Al prossimo Consiglio, convocato per settembre, dovremmo cominciare a parlare di cose concrete. O almeno questo è l’auspicio.

Il mio approccio al Consiglio è avvenuto in punta di piedi. Non poteva andare diversamente. Da neofita mi sono fidato della squadra al momento del voto, cercando comunque, nei limiti del possibile, di approfondire un po’ meglio il profilo dei diversi candidati. Qualcuno scherzando mi ha rassicurato dicendo: “ho speso i primi tre mandati solo per capire dove mi trovavo e cosa fare per poter dire la mia”. Personalmente spero di metterci meno 😛

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