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Il matrimonio di Turro

DSCN1314A volte mi chiedo se ci sono o ci faccio 🙂

Avevo caricato già da un po’ le foto del matrimonio di Turro in rete ma mi ero scordato di sbloccarle…

Provvedo subito a rimediare all’errore dopo una tirata d’orecchie da parte di un’attenta lettrice del sito! 😉

Il set è disponibile a questo indirizzo dove potrete ammirare Paolo e Silvia in tutto il loro splendore. Cerimonia molto partecipata, una bella festa, sposi ed amici al top… cosa si poteva volere di più? 🙂

Ulteriore cosa: pensavo che gli sposi tornassero dal matrimonio oggi e invece son tornati la settimana scorsa. Sigh, ma ho una mente o un emmenthal?

Minipimer week-end

Sabato scorso quello di Giagia è stato un vero addio al celibato al fulmicotone, capace di mobilitare un pullman pieno di amici per una serata di grandissima bolgia. A questo indirizzo trovate qualche notizia in più in merito e l’accesso alla galleria fotografica.

Peccato solo che la mattina dopo, con appena due ore di sonno alle spalle, mi sia dovuto presentare come scrutatore ai seggi per il rinnovo delle cariche dell’Ordine dei giornalisti 😛
Tra chiacchiere e conteggi la giornata però è volata, grazie anche alla piacevole compagnia di amici/colleghi.
E non ho accusato particolari segni di cedimento.

Il tracollo fisico, a tradimento, è arrivato oggi… e sento la vocina di qualcuna che mi dice che forse dovrei proprio smetterla di comportarmi come un ventenne… 🙂

Una strana coppia di giornalisti

Photo by Avlxyz La settimana scorsa sono andato assieme a Turro a parlare di giornalismo agli scout di San Rocco. Un invito giunto inaspettato, ma che mi ha fatto passare una serata inconsueta e stimolante.

Dovevamo parlare mezzora, tre quarti d’ora al più. Siamo stati lì, invece, quasi due ore. Le curiosità e le domande sul giornalismo, sui limiti, le forme e il ruolo di questo mestiere strano, hanno avuto il sopravvento sull’orologio.

Una delle domande che più mi ha colpito riguardava il rapporto tra lettori e giornalisti. Perché al giorno d’oggi – mi è stato chiesto – nonostante la forte scolarizzazione ed il livello culturale più elevato di molte persone, i giornalisti continuano a proporre articoli usa-e-getta, tanto nello stile quanto nei contenuti?

Una domanda, a mio avviso, che tocca il cuore della professione sotto molti aspetti. Il mestiere del giornalista dovrebbe avere sempre alla base un solido rapporto di fiducia con il lettore. Chi compra un giornale sa che di quei giornalisti si può fidare, sa che mentre lui è al lavoro ci sono persone che vanno alla ricerca di notizie utili e le verificano. Almeno in teoria.

Ma quando si scrive un articolo non si può pensare ad un solo tipo di lettore, men che meno al lettore colto o d’istruzione al di sopra della media. Si scrive per arrivare a tutti. E non per formare. Personalmente provo ribrezzo verso il giornalismo inteso come forma di pedagogia. Come modo per educare le masse. Il giornalismo non può e non deve fare formazione. Può e deve all’opposto dare informazione. Che verrà usata dal lettore, in tutta libertà, per chiarirsi le idee in autonomia.

Indirettamente, dunque, il giornalismo in-formando… forma. Può sembrare un banale gioco di parole ma non è così. Solo rispettando la mente del lettore, che per nostra grazia ha deciso di leggerci, potremo da giornalisti fare un servizio alla società. Solo facendo circolare notizie fresche nel sistema sanguigno della democrazia potremo dare al cittadino sovrano (e non suddito!) gli strumenti per poter esercitare il suo potere in consapevolezza e libertà.

Detto in soldoni: bisogna scrivere senza guardare in faccia a nessuno, pensando solo all’utilità che potrà avere quello che scriviamo per il nostro lettore-cittadino-sovrano. Senza proporgli scorciatoie o comodi giudizi, ma dandogli fatti, dati e notizie. Anche le interpretazioni vanno bene, se non ci si maschera dietro una finta indipendenza, spiegando chiaramente alla luce di che cosa abbiamo accostato due o più fatti per arrivare ad un giudizio. Ma senza mai avere l’arroganza di propinare al lettore giudizi e sentenze preconfezionate. Perché i nostri pezzi possano davvero essere parte, sia pur piccola, di quella civica cassetta degli attrezzi usata da ciascuno per costruire il futuro della società.

Ovviamente la ricerca di semplicità non deve tradursi, come spesso accade, in sciatteria. Ma questo è un altro discorso, così come questa è stata solo una piccola parte dei tanti argomenti trattati.
Ma mi ha confortato, in un panorama informativo sempre più desolante, poter parlare per un paio d’ore di etica professionale come di una questione viva, centrale, e non un ferrovecchio d’altri tempi.

Il B-side del giornalista sportivo

Serata piacevole quella di sabato scorso al Jammin di Longiano.
Anche se la gente presente alla festa organizzata dall’Atletico Malatesta era davvero tanta, forse troppa.

Io sono arrivato “ad orari Boch”, come direbbe qualcuno, piombando nel mezzo di un gradevole filotto di musica italiana d’annata.

Ma la vera sorpresa è stata quando in console è salito tale “Dj Eric“.
Ripensando a chi aveva organizzato la festa, l’annuncio di quel nome mi ha fatto scattare subito un moto di curiosità.
Il mio sesto senso non sbagliava: era proprio Eric Malatesta, conosciuto dai più come giornalista sportivo per il Corriere Romagna e per il Corriere Cesenate, nonché inviato di Radio Bruno.

Decisamente all’insegna dei “piccoli classici” (vecchi e nuovi) la sua selezione, molto gradita dalla pista, che ha visto alternarsi Mike Oldfield & Maggie Reilly, i Police, le Hole, i Jet, Kaiser Chiefs, U2 e Radiohead, solo per citarne alcuni.
Una selezione troppo commerciale? Forse, ma era tutto “mainstream del cuore” e ci metterei la firma per ballarlo ancora 🙂

P.S.
C’è chi dice di avere visto a Longiano anche dei VIP del ravennate in trasferta 😀

Icone di tolla

Pensavo di avere fatto il callo oramai ai messaggi pubblicitari: mi sbagliavo. Per conto mio cerco di non farmi mai condizionare dagli spot e, all’opposto, diffido sempre di chi sperpera fiumi di denaro per convincere le masse della bontà dei propri prodotti.
Ma negli ultimi tempi ci sono alcune pubblicità che, più di altre, sono state capaci di farmi perdere il lume della ragione dato che toccano da vicino il mondo dei giornalisti. Come quelle di una nota catena di elettronica o un’altra di una società di prestiti.

Entrambe impiegano finti giornalisti, cercando in questo modo di dare più credibilità al loro messaggio. La seconda pubblicità, addirittura, è strutturata sulla falsariga di un telegiornale, con tanto di sigla e collegamenti in studio. E tutto per pubblicizzare dei prestiti ai pensionati, una forma legale ma odiosa di neo-strozzinaggio.

Eppure, viene da chiedermi, quanta credibilità sia rimasta a noi giornalisti se assurgiamo persino a icona per i pubblicitari. Se mi guardo intorno vedo infatti un panorama desolante, fatto di ‘colleghi’ esperti in prostituzione e di marchette vissute nel quotidiano come una immutabile normalità.

Volenti o nolenti, consapevoli o meno, molti giornalisti sono impiegati sempre più per leccare e sempre meno per informare. Dilapidando in questo modo l’unico proprio la credibilità, quella che dovrebbe essere la prima qualità di ogni ‘penna’. Il falso mito dello “scrivere bene” dovrebbe passare in secondo piano di fronte a chi porta notizie interessanti garantendone la veridicità.

Come ho già scritto in passato, le parole di un giornalista dovrebbero essere tutte Iso 9001. Spesso invece il panorama è ben diverso e le lodevoli battaglie dell’Ordine contro la commistione tra giornalismo e pubblicità (un intreccio vergognoso, specie in molte televisioni locali) mi danno l’idea di una pistola ad acqua che lotta contro un incendio.

Ma non mi rassegno. E nonostante molti giornali o Tg siano sconfinati ormai nella palude della parodia dell’informazione, non posso non indignarmi nel vedere la mia categoria professionale mercificata e ridicolizzata dai pubblicitari.

E’ un calcio malato

Difficilmente mi ritrovo in commenti, ricette, o soluzioni altrui.

Ancora una volta, però, Beppe Severgnini è capace di stupirmi, proponendo un decalogo contro l’indecenza negli stadi che pare rispecchiare il mio pensiero punto per punto.

Soprattutto là dove scrive che le forze dell’ordine hanno di meglio da fare che andare a garantire la sicurezza negli stadi.

Venerdì sera ho fatto le condoglianze a Gibus e Claudio, i due poliziotti più vicini a me. Altro non voglio scrivere, altrimenti mi risale la bile.

Sacrilego anch’io?

L’ultima inchiesta di un giornalista del settimanale L’Espresso ha suscitato le ire dell’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede.

Che cosa avrebbe combinato di strano questo collega? Semplicemente ha girato tra le chiese di cinque città accostandosi di volta in volta al sacramento della Riconciliazione, o “confessione” che dir si voglia, rilevando posizioni diverse tra i sacerdoti sui temi morali più scottanti, dall’Eutanasia all’omosessualità passando per l’utilizzo o meno del profilattico. E ricevendo dall’organo di stampa Vaticano accuse di profanazione, sacrilegio e offesa per i sentimenti dei cattolici.

Ma, se è così… allora io dovrei bruciare all’inferno da un pezzo! 😀

All’inizio degli anni ’90, infatti, ero assillato da un grandissimo cruccio. Non riuscivo a spiegarmi come la Chiesa Cattolica, all’apparenza così granitica su certi temi, comprendesse in realtà una pletora di posizioni diverse e tutte egualmente giustificabili. Una cosa che, all’atto pratico, finiva per legittimare tutto ed il contrario di tutto.

Così, decisi di avviare la mia personalissima inchiesta 🙂

Armato di bicicletta, nei ritagli di tempo mi misi a battere a tappeto le diverse chiese cittadine cercando di rimediare quante più confessioni possibili dai sacerdoti più disparati. Ed esponendo loro una bella casistica di peccati.

Il tutto veniva poi registrato a posteriori su carta in una sorte di grande hit-parade moral-filosofica, un calderone dal quale dovevo riuscire a tirar fuori un senso compiuto alla cacofonia di voci cattoliche, le une in disaccordo con le altre.

Un documento preziosissimo che, ahimè, sembra essere andato perduto: sarebbe stata una testimonianza storica notevole 🙂

A mia “discolpa”, dal punto di vista spirituale, bisogna però aggiungere che ero animato da una sincera volontà di capire al meglio la volontà di Dio… Tanto più che, in quel periodo, stavo pure frequentando il seminario minore! 😛

Beati i puri di cuore

«Arrivando, ho visto che c’è stato un incidente all’incrocio qui sotto, poco lontano dalla redazione!»
«E’ grave? Ci sono morti o feriti?»
«Non saprei, ma ho visto la Stradale che faceva i rilievi e un’auto era messa piuttosto male. Speriamo che non sia fatto male nessuno…»
«Eh già, speriamo proprio che non sia morto nessuno! Oggi ho finito il mio monte-ore e non sono autorizzato a fare straordinari».

Nuovo centro congressi… ma dde che??

Lunedì scorso a Pievesestina di Cesena è stato inaugurato il nuovo Centro congressi di Cesena Fiera.

Ecco. Mi viene da ridere solo a scriverlo. Due castronerie nella stessa frase: ho usato i termini “inaugurato” e “nuovo”.
Volendo potremmo mettere anche “centro congressi” tra le inesattezze, ma ‘sopravvoliamo’ come era uso dire un tempo il regista Rokko Smitherson.

Io ero in altre faccende affacendato e non ho presenziato all’evento.
Ma leggendo i giornali, e ascoltando i racconti dei colleghi intervenuti, tutti i miei dubbi in merito ne sono usciti rafforzati.

La Sala Europa sarà anche un posto valido, ma è stata ristrutturata ormai tre anni fa. La vicina sala Verde si difende a malapena e avrebbe bisogno anch’essa di un bel revamping. La sala Agricoltura poi è uno stretto bugigattolo, facile a trasformarsi in un forno ai primi raggi di sole. Durante il Macfrut viene usato anche quell’indecoroso buco chiamato “Sala A+D” (ex “delegazioni”), ma qui evidentemente qualcuno ha avuto il pudore di non nominare questo loco.

Cosa c’è di nuovo in tutto ciò? I servizi per le traduzioni erano già presenti così come il resto delle attrezzature. Forse ne è stata comprata qualcuna di nuova o sostituito qualche computer. Già, ma il personale tecnico uno se lo deve portare dietro?

E cosa dire dei servizi aggiuntivi? Un bar-ettino e la possibilità di chiamare un catering freddo: wow!

L’unica vera novità è stata la posa di due targhe con i nomi dei ministri dell’agricoltura che hanno inaugurato Macfrut fino ad oggi ed una lista degli insigniti del premio Macfrut. How exciting!

E ‘sta boiata di evento è stata in grado di mobilitare parlamentari, vice-ministri, autorità civili, religiose e militari, politici vari con lacchè al seguito, imprenditori ed esponenti assortiti delle associazioni più rappresentative del territorio.

Un’agape tra massimi livelli all’insegna del vuoto pneumatico.
E il tutto senza essere nemmeno in campagna elettorale!
Evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge…