Di 25 aprile, democristiani e “Bronx Vigne”

Sono nato e cresciuto alle Vigne di Cesena, quartiere con una toponomastica dedicata alla lotta di Liberazione dai fascisti e dai nazisti. Al centro c’è piazza dei Partigiani, la strada d’accesso principale al quartiere è dedicata al 25 aprile, le vie portano nomi di partigiani (come Terzo Domeniconi, Nello Casali, Colombo Barducci) o deportati dai nazifascisti (i Saralvo, le sorelle Jacchia).

Una di queste vie però, quella della parrocchia di San Pio X e della scuola elementare, è intitolata allo statista democristiano Adone Zoli, capo del Governo tra il 1957 e il 1958.

E proprio il suo Governo, pur essendo un monocolore DC, illustra bene un concetto figlio della Resistenza: il cosiddetto “arco costituzionale” (anche se questo termine sarebbe stato coniato solo in seguito). Si tratta dell’insieme di tutte le forze politiche (dalla sinistra al centrodestra) che contribuirono a gettare le basi della nostra Repubblica con la pietra fondante della Costituzione. Da questo arco l’unica forza esclusa era il Movimento sociale italiano, non diretta continuazione del PNF (e pertanto ammesso alle competizioni elettorali) ma erede dei repubblichini fascisti di Salò.

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A Cesena finalissima del concorso Cnog “Il giornale e i giornalismi nelle scuole”

Quando nel 2015, in Consiglio nazionale OdG, avanzai la proposta di spostare a Cesena l’evento conclusivo del concorso per giornalini scolastici (una macchina complessa, con ben 12 edizioni alle spalle) in molti mi presero per matto, cercando di dissuadermi. Insistetti e pian piano riuscii a convincere tutti.

Nonostante la complessità logistica, e con il decisivo supporto dei gruppi di lavoro che si sono succeduti, la scommessa è stata vinta.

Domani e dopodomani Cesena ospiterà l’evento per il quarto anno di seguito, accogliendo centinaia di studenti da tutta Italia ?

La notizia sul sito dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna:
www.odg.bo.it/blog/a-cesena-finale-del-concorso-cnog-il-giornale-e-i-giornalismi-nelle-scuole

Assemblea annuale dell’Odg Emilia-Romagna. Il punto a metà del mandato 2017-2020

Il punto sullo stato della professione giornalistica, i numeri della formazione continua in Emilia-Romagna , l’attività sanzionatoria del Cdt.

Questo e molto altro nel resoconto dell’assemblea odierna curato da Franca Silvestri:
http://odg.bo.it/…/assemblea-annuale-dellodg-emilia-romagn…/

(foto Adriana Tuzzo)

“Come what may, come what may… butta male per Theresa May”

La situazione è grave ma non seria, direbbe Ennio Flaiano. Ormai i vorticosi sviluppi della Brexit hanno reso questa supposta uscita del Regno Unito dall’Unione europea una materia da cabaret, un can can degno del Moulin Rouge.
Dopo la (ri)bocciatura alla Camera dei Comuni dell’accordo per una uscita negoziata dall’Unione Europea, non si può più escludere nulla.

Ad oggi ogni sviluppo è ancora possibile: uscita dura senza accordi (anche se il parlamento britannico ha chiesto di escludere il No Deal), rinvio tecnico della Brexit (al voto oggi), retromarcia con permanenza nella Ue (opzione remota ma possibile, come ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea), nuova consultazione popolare (referendaria o voto anticipato).

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Aggressione ingiustificata alla troupe di TeleRomagna: l’Ordine dei giornalisti è al fianco dei colleghi

Una troupe aggredita mentre è in corso una diretta. E dove? Forse in territori degradati o sotto il giogo della criminalità organizzata? No, nella civilissima Forlì, nel corso di una partita di calcio (pensata per di più nel segno dell’amicizia), nella quale nemmeno i tifosi avevano dato alcun problema.

Quello che è accaduto ieri sera durante il match del Forlì contro il Cesena ha del surreale. Dopo la concessione di un rigore a favore del Cesena, l’ex presidente del Forlì calcio Stefano Fabbri non ha trovato di meglio che sfogare la propria rabbia aggredendo l’inviato di TeleRomagna Luca Alberto Montanari (con pugno al volto a detta del cronista) e il cameramen Romano Natali (spintonato tanto da fargli perdere il controllo della telecamera durante la diretta). La trasmissione è proseguita a fatica solo grazie all’intervento del regista dei due, improvvisatosi guardia del corpo sulle soglie del gabbiotto-stampa.

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Professione oppure hobby?

Non c’è professione senza retribuzione.
Un concetto semplice, banale se si vuole, che ancora sfugge a molte persone.

Chi esercita una professione deve essere retribuito.
Altrimenti non si tratta di attività professionale, ma di hobby.
Più che lecito divertirsi a esercitare una passione, ma non la si chiami professione!

Veniamo ai giornalisti. Quanto detto si applica non solo a chi appartiene all’elenco dei Professionisti (i quali, pur avendo sostenuto un esame, sono soggetti a revisione periodica come tutti: se inattivi e/o non retribuiti vengono cancellati dall’Albo) ma a maggior ragione interessa chi è parte dell’elenco dei Pubblicisti.

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I consiglieri dell’Ordine sono una casta?

“Va là che se aboliscono l’Ordine ti devi trovare un lavoro!”. Questa frase, pur buttata là con ironia da un collega giornalista pochi giorni fa, mi ha lasciato basito. Perché è indice di quanto si sia persa ormai ogni distinzione tra incarico e professione.

Anche le posizioni di servizio più insignificanti appaiono ormai “casta” agli occhi di molti, persino a quelli degli addetti ai lavori :/

“Veramente io un lavoro ce l’ho già…” ho risposto al collega, facendogli presente che l’incarico che svolgo nell’Ordine dei giornalisti non mi porta in tasca nulla, anzi. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: ha fatto spallucce e se n’è andato scuotendo la testa.

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Di giornalisti, fatti e opinioni

Un giornalista può prendere posizione o deve solo riportare in modo asettico? La domanda è, ovviamente, retorica.

Se parlo di questo è perché sono tornato di recente sull’argomento (solo all’apparenza “da addetti ai lavori”) rispondendo ad un commento nella bacheca di un amico.

Ebbene, un giornalista può e deve in certi contesti rimarcare il proprio punto di vista. Questo è tanto più vero negli articoli di fondo o negli editoriali, per non parlare poi dei blog (quelli propriamente detti, i diari online, sono il trionfo del punto di vista).

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Quando il car sharing diventa un’odissea

Bologna ore 20,50 circa. Devo andare in stazione a prendere il treno ma dove mi trovo non circolano più autobus fino al mattino. Come al solito ho un piano B, un C e un D: camminare verso una zona servita da bus, cercare una bici condivisa Mobike, darmi al car sharing. Incautamente opto per la terza ipotesi.

Apro l’app di Enjoy sul telefonino e prenoto una Fiat 500 a trecento metri di distanza. Raggiungo l’auto e sembra tutto ok: sblocco porte, inserimento pin nell’app, messa in moto. In pochi minuti di guida raggiungo la stazione di Bologna San Vitale, pronto a intercettare un treno per Ravenna.

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Un attacco al pluralismo che strozzerà i piccoli giornali

Il Governo entra in rotta di collisione con i grandi giornali e la maggioranza che lo sostiene a cosa pensa? Ad un provvedimento che aiuta proprio i grandi giornali (e solo loro!).
Mi riferisco all’ipotesi di azzerare il fondo per l’editoria.

Fondo che, oggi, è destinato solo ai piccoli giornali no profit (editi da cooperative o realtà senza scopo di lucro), sulla base delle copie effettivamente vendute e del radicamento sul territorio.

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