I mulini di Vudu

Conosco pochi gruppi di amici capaci di ritrovarsi, dopo 17 anni, con lo stesso entusiasmo di sempre. Un grazie a tutti i Faccioni per la bella giornata di ieri! 😀

Grazie anche a chi, come Giagia, pur assente fisicamente ha voluto sottolineare la propria vicinanza a tutto il Gruppo 😉

Momenti topici:

  • Il tomino di Boch immolato sull’altare della fame chimica altrui;
  • Il collegamento telefonico con Sean Connery per cantargli in coro canzoni romagnole;
  • Il Rhum e i sigari cubani di Eygez;
  • Il libretto di Andrew con le frasi di Martin Luther King e gli abbinamenti ai personaggi di Happy Days;
  • L’irruzione tra i presenti del piccolo faccione Matteo.

Potete sfogliare le foto della giornata cliccando QUI.

Pubblicato da Michelangelo

Scruto continuamente il mondo alla ricerca del bandolo della matassa

6 risposte su “I mulini di Vudu”

  1. Ciao Boch, mi unisco a te nel ringraziare tutti quanti per la bellissima giornata passata insieme, ma soprattutto per i fantastici 17 anni di pura amicizia che ci siamo regalati. Grande GRUPPO FACCIONI.

  2. Guarda che il prossimo album diventate maturi. Poi cascate dal pero’. Sono rimasto molto deluso dall’ingrandimento della foto con il cabaret. Pensavo fosse una cosa scatolgica 🙁

  3. Ehm, la foto col cabaret ha una lunga storia dietro… considerando che quella torta NON era nostra 😐

    Possiamo dire però che Asiula, anche se rappresentato nella foto con il corpo del reato in mano, “non ne ha colpa”.

    … stendiamo un velo pietoso 😉

  4. Commento alle fotografie:
    Brigo Bates (Norman, di Hitch. memoria)che da dietro la tenda spazio-temporale protende le sue nocche inquietanti…un Siula da fratelli Cohen, che illustra alla Cri il suo contratto prematrimoniale a prova di moglie…una torta da grande abbuffata al cioccolato, per cui Moretti avrebbe fatto volentieri un bel girotondino come forma di protesta per uno dei tanti sprechi all’italiana…un gruppo faccioni all’altezza di Amici miei, con le donne assenti che possono solamente giustificarsi con un “sparecciavo!”…un Rugia Geare che soddisfatto contempla il suo figlio, ennesima reincarnazione del Buddha in cui notoriamente crede…non sono fotografie queste, sono apparizioni, allegorie della realtà, la realtà come allegoria del possibile e dell’eventuale, dell’opinabile e della certezza assoluta: comunque le si guardi, noi, quel momento, in qualche modo, lo abbiamo vissuto!

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