C’è speranza per il Carlino?

E’ davvero difficile per me accostare la parola “speranza” al Resto del Carlino. Negli ultimi anni la Poligrafici editoriale ha commesso, a mio avviso, troppi passi falsi.

Primo fra tutti quello di umiliare i propri collaboratori tagliando dei compensi già miseri. Una mannaia che ha colpito duramente soprattutto chi, come i corrispondenti dal territorio o dalle vallate, rappresenta spesso una vera colonna del giornale. Persone costrette ora ad accettare 2 euro (lordi) per ogni articolo oltre il 50esimo pubblicato in un mese. Una politica autolesionistica che ha provocato l’abbandono del giornale da parte di moltissimi collaboratori, in special modo nelle Marche.

Eppure, oggi mi sento di spendere qualche parola d’ottimismo sul mondo-Carlino dato che, a piccoli passi, sta nascendo l’edizione locale on-line di Cesena. Un piccolo evento per un giornale che, quasi tre anni fa, cessò di colpo la pubblicazione delle notizie locali su Internet proponendo in alternativa un costosissimo servizio a pagamento per la consultazione delle pagine.

Una scelta assurda, una vera “badilata nei maròni” per usare un termine romagnol-tafazziano. Che non ha sortito altro effetto, almeno qui in zona, che dirottare frotte di lettori verso il sito del Corriere Romagna, fino a pochi mesi fa punto di riferimento indiscusso nella Rete per quanto riguarda l’informazione locale.

Come collaboratore del Carlino questa decisione, a suo tempo, mi fece girare alquanto le scatole. In primo luogo perché il Carlino era già percepito nell’immaginario collettivo come “il giornale dei vecchi”.
Non conosco un solo mio amico che si degni di comprarlo, a differenza del Corriere Romagna, e persino nei bar mi sembra meno gettonato della concorrenza. Se a qualche mio conoscente capitava di leggere un articolo del Carlino era sempre nell’edizione on-line, ed in secondo luogo al bar. Con la chiusura dell’edizione locale in Rete per molti giovani il Carlino ha semplicemente cessato di esistere. E’ vero che “il nazionale” rimaneva on-line ma, sinceramente, alzi la mano tra i romagnoli chi ha mai comprato il Carlino per informarsi sulla cronaca nazionale o, peggio ancora, su quella bolognese.

Dagli ultimi mesi del 2006, però, con la nomina di Xavier Jacobelli al portale, sembra che il Gruppo abbia deciso finalmente di fare pace con la Rete. Tanto che in alcune città sede di redazione l’edizione on-line è rinata in breve tempo con una nuova grafica, come a Rimini.

Cesena ed altre città, invece, hanno dovuto aspettare diversi mesi. Ora però l’onda del cambiamento è arrivata anche qui e su http://www.quotidiano.net/edizioni_locali/ed-loc.php?citta=cesena&t=c si trova già qualche notizia locale.
La sintassi dell’URL è diversa da quella di chi è partito prima.
Come nel caso di Rimini che è raggiungibile dall’indirizzo: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/canali/rimini/
Fatto curioso, nel secondo tipo di URL non viene più reclamizzato l’esoso servizio InEdicola. E se si sostituisce la parola Rimini con Cesena si ottiene una pagina di errore.

Un’altra iniziativa potenzialmente interessante è quella della Cityzen television. Un progetto che potrebbe anche riscuotere successo. Da quello che avverto, infatti, i cittadini sentono un gran bisogno di cronaca locale, in qualsiasi salsa venga proposta. Per l’informazione nazionale ai più bastano e avanzano i grandi TG. E’ sul locale che bisogna lavorare. Ed il coinvolgimento diretto dei lettori, in stile Web 2.0, mi sembra una mano tesa al mondo dei bloggers.

Chissà che queste novità, complice anche la temporanea chiusura del sito del Corriere Romagna (a seguito del passaggio al gruppo L’Espresso), non riescano a riavvicinare qualche lettore al glorioso marchio del Carlino e alla sua edizione cartacea.
La quale, per inciso, mi sembra che sul nazionale sia cresciuta di qualità, passo dopo passo, in questi ultimi anni. Un tempo il fascicolo principale del Carlino lo cestinavo automaticamente, ora vi trovo spesso delle cose interessanti.

Per farla breve, sul fronte compensi, sinceramente, nutro ben poche speranze. Ma per la prima volta, dopo molto tempo, mi viene da pensare al Carlino con una punta d’ottimismo. E vi assicuro che non è poco.

Pubblicato da Michelangelo

Scruto continuamente il mondo alla ricerca del bandolo della matassa

7 risposte su “C’è speranza per il Carlino?”

  1. Michelangelo!!! Ma il Carlino ha il profumo dell’ottimismooooo!!

    Cazzo.. avevo scritto un papiro lunghissimo e mi si e’ cancellato perche’ ho scordato di inserire i nomi nei campi… non riesci a recuperarlo? 😛

    Il succo comunque era che fin dai tempi delle superiori “Il Resto del Carlino” era additato dalla nostra insegnante di Italiano come “il peggior esempio da prendere come spunto per la scrittura redazionale”. La presenza del Carlino sulla tavola del mio salotto è un tenero ricordo che ha accompagnato tutta la mia infanzia, per essere poi rimpiazzato da Repubblica e Corriere. E questa la dice lunga sul perche’ scriva cosi’ male 🙂

    Altro pessimo ricordo è legato a quando facevo teatro, e portavo le presentazioni dei nostri spettacoli nelle redazioni dei vari giornali locali. Ecco. Al Carlino mi hanno fatto buttare il mio foglietto scritto a mano all’angolo di una scrivania, per poi ritrovarmelo pubblicato paro paro cosi’ com’era sulle pagine del giornale.

    Una mossa smart per scrollarsi di dosso la reputazione che si porta dietro sarebbe cambiare direttamente nome alla testata, magari provando con “Il resto di Zidan”.

    Tempo un anno e il giornale esistera’ solo in rete con il nome di restodizidan.blospot.com , e verra’ redatto direttamente da sedicenti sedicenni dai banchi di scuola durante le ore di religione.

    Comunque complimenti per il coraggio con cui esponi sempre a fronte alta le tue idee. E che idee! E che fronte!

  2. @Zonda
    Penso che ogni romagnolo abbia fior di ricordi legati alle pagine del Carlino, che fino a pochi anni fa, nel bene o nel male, era l’unico giornale locale.

    Il pungolo della concorrenza lo ha costretto a evolversi. Spesso in ritardo, se si pensa che nel 2000 quando cominciai a scrivervi aveva ancora le pagine “a lenzuolo”, delle quali solo un paio dedicate alla cronaca locale.

    La sfida che ha di fronte ora è quella di reinventarsi come tutti i giornali tradizionali senza dissipare quanto di buono è stato fatto in passato. Non a caso la tua provocazione sul blog-collettivo dei sedicenni coglie nel segno: quello che dovrebbe differenziare un giornale “serio” da un blog, non sta nel tipo di media usato ma nella verifica delle notizie.

    Quando un giornalista scrive certe cose, io da lettore mi aspetto un articolo ISO-9001.
    Sulle cose scritte il giornalista dovrebbe poter mettere la mano sul fuoco.
    Allo stato attuale, purtroppo, ci ritroveremmo solo frotte di Muzio Scevola.
    E non è colpa dei soli giornalisti. Quanti editori, al giorno d’oggi investono in corsi d’aggiornamento e specializazione per i propri dipendenti?

    Ma anche su questo fronte mi sento ottimista. Il confronto Rete-old media non potrà che giovare alla qualità dell’informazione.
    Sperando che gli Editori non vedano la Rete e il mondo dei blogger solo come un parco di manodopera a basso costo cui attingere.
    Sarebbe l’ennesimo atto di auto-lesionismo.

  3. Dado, ti sei dimenticato di dire che l’edizione di Cesena è notevolmente migliorata da quando viene pubblicata l’interessante rubrica ‘UN AMICO A 4 ZAMPE’ curata dalla sottoscritta!

  4. @Daniele
    Sigh, temo siano rimasti ben pochi.
    E per come butta, temo saranno sempre di meno :/

    Per fortuna c’è ancora chi ogni tanto organizza qualcosa di utile anche per formare i collaboratori 🙂

  5. @Daniele
    Mah, forse qualcuno c’è… ma la mia esperienza in merito è limitata a Cesena e dintorni. E qui in zona l’unico giornale che si preoccupa di formare un pochetto i propri collaboratori è il settimanale diocesano Corriere Cesenate (aderente Fisc).
    Sia con mini-corsi interni, sia mandando a rotazione i collaboratori ai corsi nazionali Fisc (limiti del diritto di cronaca, scrittura e vita redazionale, deontologia ecc.) o a fare stage presso l’Agenzia Sir.
    E dire che in passato “da esterno” pensavo ai giornali diocesani solo come a dei bollettini parrocchiali con più pagine… mi sono dovuto ricredere! 😛

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