(IN)GIUSTIZIA ITALIANA: carcere per diffamazione a mezzo stampa

Un giornalista di 79 anni, condannato per diffamazione, è stato incarcerato. Non è certamente il primo, non sarà certamente l’ultimo, considerato che per il reato di diffamazione a mezzo stampa sono oltre 1.600 i giornalisti condannati o in attesa dell’ultimo grado di giudizio o in attesa di processo.

La cosa appare tanto più paradossale in quanto, in questi stessi giorni, l’Italia è stata nuovamente ripresa, e condannata, dalla Corte europea per i diritti dell’uomo proprio sulla pena del carcere per chi diffama. La Corte di Strasburgo ha ribadito che il carcere per chi fa informazione è una pena ingiusta e sproporzionata rispetto all’infrazione, una pena che viola l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sulla stessa linea si è mosso il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks, che ha invitato l’Italia ad adeguarsi con urgenza alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo: “Le leggi e le procedure italiane sono inadeguate a proteggere la libertà d’espressione” ha dichiarato all’agenzia Ansa.

Mentre dall’Europa arrivano moniti all’Italia, un Parlamento in tutt’altro affaccendato non trova alcune ore di tempo per legiferare la depenalizzazione di questo reato: ad oggi la riforma è insabbiata alla Camera dei Deputati.

Nel frattempo la “clava giudiziaria” del reato di diffamazione viene usata spesso in modo pretestuoso per tentare di condizionare i circa 115mila giornalisti italiani iscritti all’Ordine, la stampa di inchiesta, con azioni legali temerarie o minacce di denuncia. Strumenti di pressione indebita, permessi dalla legge, che possono bloccare a lungo chi pubblica notizie e inchieste sgradite.

Da tempo l’Ordine dei Giornalisti chiede di fermare la mostruosità del carcere per i giornalisti. Il Presidente nazionale, Enzo Iacopino, non ha mai fatto mancare il proprio contributo propositivo nelle numerose audizioni alle commissioni Giustizia della Camera e del Senato. Lo schema proposto è equo e di buon senso: depenalizzazione del reato, riduzioni dei termini per le cause civili, “indennizzo” a chi ha subito la diffamazione con la pubblicazione della rettifica della notizia, sanzioni al reo da parte dell’Ordine professionale.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha sollecitato per l’ennesima volta il Parlamento in questo senso, al termine di un articolato dibattito, nell’ultima sessione di fine settembre.

Per raggiungere l’obiettivo della depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa serve, però, l’impegno di tutti gli eletti nelle istituzioni, a partire dai parlamentari forlivesi e cesenati.

Altrettanto importante sarebbe l’approvazione di un ordine del giorno della Regione Emilia-Romagna, presentato dai consiglieri del nostro territorio.

Vorranno farlo? Attendiamo una conferma.

Michelangelo Bucci
Consigliere nazionale Ordine dei Giornalisti

Pubblicato da Michelangelo

Scruto continuamente il mondo alla ricerca del bandolo della matassa