A sem zuvan, la va par nun

Da qualche giorno è partito ufficialmente, sebbene un po’ in sordina, il sito ufficiale del Gruppo Faccioni.

La vecchia homepage, che invitava a pazientare, è stata leggermente cambiata e ora dà finalmente accesso al sito della demenziale combriccola delle Vigne di cui faccio parte da anni.

Pian piano il sito (un blog con alcune sezioni e pagine statiche) si arricchirà di contenuti, diventando un punto di ritrovo virtuale tra gli associati. Un’occasione in più per tenersi in contatto e far da trampolino per le attività real-life.

Atterrito

Mai avrei pensato che, un giorno, su di un singolo tema potessi arrivare a dar ragione a Schifani. Ebbene, il doomsday è arrivato.

Ieri pomeriggio, scorrendo l’elenco dei ministri del nuovo Governo Prodi, mi è subito balzato all’occhio una cosa: la moltiplicazione modello “pani&pesci” del numero dei ministeri.
C’è un ministro per l’Istruzione ed un altro per la ricerca scientifica.
Ma un solo ministero.
C’è un ministro per i Trasporti ed uno per le Infrastrutture.
Ma un solo ministero.
C’è un ministro per il Lavoro, uno per la Solidarietà sociale ed un altro ancora per la Famiglia (senza portafoglio).
Ma un solo ministero.

Il tutto alla faccia della legge di riordino dei dicasteri, varata proprio dall’Ulivo nel 1999!
Una legge ignorata nominando i ministri “doppi” come “senza portafoglio”, e poi aggirando il tutto con un bel decreto-legge d’urgenza. Alè! Alla faccia della semplificazione e del disinteresse per le poltrone.

Questa cosa mi ha creato un effetto smarronamento non da poco, smorzando l’entusiasmo per la nomina di persone molto valide e capaci, come Giuliano Amato, Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Gentiloni o Emma Bonino.

Qualche minuto dopo le mie elucubrazioni sui ministeri-fantasma, il capogruppo dei senatori di Forza Italia ha contestato pubblicamente al Governo la stessa cosa.
Purtroppo, da oggi, la pelata non sarà più l’unica cosa in comune tra me e Schifani 🙁

L’ultimo bicchiere

Ieri sera, dopo quasi 10 anni, il “nostro” pub ha chiuso per sempre i battenti. E Cesena perde un pezzo di storia etilica.

Vetrinetta

Nato come Old Fashioned Irish Pub nell’ottobre ’96, il “pubbettino” di via Uberti (aperto da Sandro, Ago e Decho) era entrato da subito nel cuore di molte persone. I rapporti difficili con il vicinato e i problemi legati alla Ztl, però, costrinsero i fondatori a trasferirlo alle Vigne nel giugno del ’99.

Un trasferimento che aveva portato il “nostro” pub nel nostro quartiere, il quartiere dei Faccioni, dei gestori stessi e di gran parte degli avventori. La magica e raccolta atmosfera del localino in centro era perduta, ma gli affari erano ripresi a pieno ritmo. Poi la stanchezza, la voglia dei gestori di cambiare vita, il passaggio a Marco Rossi con il nuovo nome di “Fai ‘n café“. Partenza a razzo e lento declino, fino alle ultime, tristi, puntate. Con tanto di ufficiale giudiziario pignoratore.

Vetro pub

Dopo aver perso il bar “della Chiesa” (Circolo Acli E.Mattei), il bar “dei repubblicani” e quello “dei siciliani”, le Vigne perdono anche il loro unico pub. E ora che si fa? “Centro sociale” o bocciofila “Arcobaleno”? 😐

Via col Vento

Dubitare di sé e delle proprie capacità è normale e salutare. Ma se queste elucubrazioni dovessero durare troppo, basta davvero poco per spazzare via le fosche nuvolette e far tornare il sorriso.

Dopo le grasse risate che mi fece fare anno scorso questa intervista del Corriere della sera (imperdibili gli ultimi due paragrafi) ora è tempo di blog impegnati.

Il tutto è gratis. E senza ricetta medica.
Che meraviglia la moderna tecnologia 🙂

P.S.
Per chi se lo stesse chiedendo:
No, questo intervento non è la mia risposta a questo post di Zonda 😛

Buon compleanno Israele ;)

Oggi, Yom HaAzmaut o giorno dell’Indipendenza, lo Stato di Israele ha compiuto 58 anni.

On Tel-Aviv's city hall building - photo by TLVshac

Non voglio tornare nuovamente sui miei soliti discorsi riguardanti la sincera volontà di pace dello Stato israeliano.

Colgo l’occasione però per segnalarvi questo: Il ministero degli esteri israeliano parla arabo.

Penso che sia una bella occasione per far conoscere ad una parte del mondo arabo, quanto meno agli internauti, un po’ di fatti su Israele.
Una breccia nel muro di omerta che in molti paesi distorce o insabbia la conoscenza del vicino israeliano.

Nella foto, una Maghen David formata da 540.774 lampadine bianco azzurre sul municipo di Tel Aviv. E’ opera di TLVshac.

Aria di squadrismo su Yom ha-Shoah

Qui non si tratta di “non dimenticare”, ma addirittura di ignorare, fingere di non sapere e continuare a tirare in ballo luoghi comuni. Che tristezza. Che rabbia.

I fatti di Milano sono purtroppo noti. La data del 25 aprile è stata rapita e fatta ostaggio da una minoranza che non esito a definire neo-fascista, nei modi e nelle idee, per avere infangato l’anniversario del risveglio democratico del nostro paese, dopo il periodo buio della dittatura e la follia della guerra.

Cesena liberata

Impedire ad una persona di parlare è squadrismo. Attaccare un anziano partigiano reduce dal campo di concentramento di Dachau (una persona che, fosse stato pure il papà di Toto Riina in persona, ha pagato sulla sua pelle l’opposizione alla dittatura) non è altro che una forma di neo-fascismo. E il fatto che il padre di Letizia Moratti, la medaglia d’argento Paolo Brichetto, abbia militato a suo tempo nella brigata partigiana del monarchico Edgardo Sogno, aggiunge particolari importanti a questa storia. La Resistenza non fu, ormai la storiografia è concorde su questo, quella lotta vittoriosa dei partigiani rossi che taluni si ostinano a considerare. Il ruolo delle brigate rosse e del partito comunista fu, certamente, importante. Ma accanto ad esso vi erano brigate bianche cattoliche, le fiamme verdi di Giustizia e libertà, oltre al Corpo italiano di liberazione e, naturalmente, gli eserciti delle potenze Alleate.

Jewish Brigade Group

Ancora una volta, dunque, una minoranza ha avuto rigurgiti ‘fascisti’ e (questo è quello che mi fa più male) la maggioranza dei presenti non è riuscita a impedirglielo. Come nel caso delle bandiere israeliane bruciate e le contemporanee contestazioni alla Brigata ebraica. Uno Stato nato su basi socialiste e che rappresenta al meglio una parte dei valori di una sinistra “seria” (laicità in primo luogo) è finito nuovamente per essere additato come “criminale” e “assetato di sangue”. Ignorando la volontà di pace di Israele e abbracciando la solita sequela di luoghi comuni sugli “occupanti”, in barba alla risoluzione Onu del ’48, al diritto internazionale e agli accordi di pace raggiunti in questi anni da Israele. E ignorando, di fatto, l’organizzazione stessa della società israeliana.

Quest’anno, poi, il 25 aprile coincideva sul calendario ebraico con Yom ha-Shoah, il giorno del ricordo dell’Olocausto nell’anniversario della rivolta del ghetto di Varsavia. E le immagini di Milano hanno provocato sdegno in Israele e nel mondo. Alla faccia di chi diceva che Fiamma Nirenstein aveva esagerato scrivendo “Gli antisemiti progressisti”.

Che tristezza. Che rabbia. Quanti mal di pancia mi tocca passare in questi giorni nell’attesa della formazione di un governo “amico” (in teoria anche degli israeliani) circondato da simili carogne.

Odio bruciante (copyright

Colleghi di lusso

Documentario david Non capita tutti i giorni che un collega vinca un David di Donatello per un suo lavoro.

A Serena è successo con il documentario “Il bravo gatto prende i topi“, al quale ha lavorato (in fase di post-produzione), subito prima di lasciare Bologna alla volta del suo attuale impiego giornalistico romagnolo.

Che dire… al di là dei complimenti di rito, io lo dicevo che era sprecata per il telegiornale 😛

In bilico tra le stagioni

Da ieri è ufficialmente arrivata l’estate. E, in luogo della mia solita inquietudine legata a questo periodo, la bella stagione quest’anno è cominciata all’insegna del divertimento. Il merito va all’Hana-Bi di Marina di Ravenna, gestito dalla combriccola del Bronson.

Hana-Bi headset by Hikari kariudo

Ancora una volta, dunque, tendo a stravolgere il calendario. Saltando a piè pari la primavera, mi ritrovo già proiettato nella torrida stagione. Mentre, all’opposto, gli altri anni mi costringevo ad accettare la cruda realtà dell’avvento del tempo caldo solo al finire di luglio.

E dire che, di mio, non avrei nulla contro l’estate, una stagione verso la quale nutro un rapporto di amore-odio. Amore per il sole, il divertimento, la vita all’aria aperta. Odio per i pollini malefici, le masse di folla imperanti ovunque, il rito forzato della spiaggia e il conseguente ritorno a casa ricoperto di granelli simili a pasta abrasiva.

Il pomeriggio Hana-bi però mi ha riconciliato con la battigia. Il locale, a dispetto del nome, non è un refugium peccatorum per poliziotti in fuga, ma un luogo pieno di buona musica (acide eccezioni a parte) e convivialità. E, per fortuna, non è così mondano come si vociferava. Almeno fino ad ora. Resta da testarlo all’assalto dei vacanzieri modaioli. Ma se il buongiorno si vede dal mattino…

P.S.
Dalla foto precedente si accede alla galleria di foto di Hikari Kariudo, relativa all’apertura dell’Hana-Bi.
Le mie foto (scattate da Mark Zonda) sono accessibili invece dalla barra a destra o qui.