I’ll miss my badge

Tutto si è chiuso là dov’era cominciato. Ieri sera a Bologna è andato in scena per l’ultima volta Losing my badge.
La musica di Ebi-Polaroid ha fatto ballare un manipolo di persone tornate, come avvenne al primo appuntamento in quel di ottobre, nella salettina antistante il Gate#3 del Covo.

Dopo una partenza un po’ stanca, mi sono decisamente scaldato e non ho fatto altro che ballare. D’altronde con quella musica sarebbe stato impensabile stare fermi 😀

Un grazie particolare ad Ebi per avermi consegnato, a fine serata, l’ultima spilletta di Lmb#7: la mia aveva preso il volo danzando… ma, in fondo, non dovrebbe essere questo lo spirito delle serate?
Losing a badge while dancing is like fulfilling his destiny…

Collage LMB#7

Le mie foto si trovano qui, mentre le lomo-foto ufficiali sono qui.

L’artista completo

Non me ne vogliano Elio e le Storie tese se oso usare l’appellativo di “artista completo” nei confronti di una persona diversa da Mangoni.

ZondaMi riferisco a Mark Zonda che, a dispetto del suo auto-considerarsi mente malata, riesce a cimentarsi nei più svariati campi dell’arte.
Un percorso disinvolto dalla scrittura alla grafica, passando per la cinematografia, che lo ha spinto da qualche anno verso l’arte di Apollo.

Qui trovate una mia intervista esclusiva all’artista. Il blog che segue passo passo l’evoluzione del nuovo album si trova invece qui.

Trituro e sono felice

Devo premettere che, in genere, di musica non ne capisco una beneamata cippa.

So cosa mi piace e cosa no, ho i miei gusti e come tutti esprimo giudizi. La mia natura curiosa mi porta ad ascoltare un po’ di tutto e, per questo, qualcuno mi ritiene di manica troppo larga.

Tutto ciò premesso… il concerto di Moltheni, ieri sera al Lego di Cesena, è stato per me un trituramento di balle da Guinness. In un locale stipato all’inverosimile sono andate in scena due ore di lagne uniche. Per sfuggire alla claustrofobia (in attesa di Zonda imbucatosi sul palco di Molth) ho trascorso questo tempo in strada chiacchierando con Bando, Gaia e Valbo. E’ grazie a loro se sono riuscito a mantenere un briciolo di lucidità mentale di fronte ai latrati che uscivano dal locale.

Molth

E dire che dalle nebbie della mente, di tanto in tanto, mi uscivano piacevoli ricordi associati al suo nome… era uno di quei cantanti che doveva “esplodere” alla fine degli anni ’90. Invece è imploso. Se non si sente quasi più parlare di lui in giro, come mi ha fatto notare la Fra, un motivo ci sarà. La selezione naturale, ancora una volta, sta plasmando il mondo per il meglio.

I mulini di Vudu

Conosco pochi gruppi di amici capaci di ritrovarsi, dopo 17 anni, con lo stesso entusiasmo di sempre. Un grazie a tutti i Faccioni per la bella giornata di ieri! 😀

Grazie anche a chi, come Giagia, pur assente fisicamente ha voluto sottolineare la propria vicinanza a tutto il Gruppo 😉

Momenti topici:

  • Il tomino di Boch immolato sull’altare della fame chimica altrui;
  • Il collegamento telefonico con Sean Connery per cantargli in coro canzoni romagnole;
  • Il Rhum e i sigari cubani di Eygez;
  • Il libretto di Andrew con le frasi di Martin Luther King e gli abbinamenti ai personaggi di Happy Days;
  • L’irruzione tra i presenti del piccolo faccione Matteo.

Potete sfogliare le foto della giornata cliccando QUI.

Le elezioni sono alle porte e non so cosa mettermi

A poco più di tre settimane dalle elezioni i miei rovelli politici si fanno più complicati, dato che non mi sento rappresentato appieno da alcun partito. Su singoli temi mi sento di sinistra, su altri di centro, su altri ancora di destra. Sento che tutte queste posizioni sono legate da un filo rosso… ma non trovo il bandolo della matassa!

In mio aiuto è venuto questo sito, che ha formulato il seguente responso:

Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

Non sono molto convinto del risultato… ma sicuramente il grafico ha beccato i partiti da cui mi sento molto distante 😛

Hanno la faccia come il culo

Schiavisti

Nel titolo del post ho mutuato il nome di una vecchia rubrica del settimanale Cuore, apparsa ai bei tempi della direzione di Michele Serra. E a così roboante titolo voglio associare i nomi di Andrea Riffeser Monti e di Marisa Monti Riffeser editori, tra le altre cose, di Qn – Il Resto del Carlino – La Nazione – Il Giorno.

Questa sera tornando a casa ho trovato una lettera della Poligrafici editoriale. Oggetto: “variazione condizioni economiche“. «Che bello – ho pensato – dopo sei anni che scrivo per il Carlino si sono decisi ad adeguare un po’ i compensi!». Speravo di recuperare almeno l’inflazione. Niente di più sbagliato. Quei maledetti hanno TAGLIATO i compensi! Per cui ora io, come tanti altri collaboratori, percepirò la lussureggiante cifra di 9 euro per articolo lungo (contro i 10,33 precedenti), 6 euro per articolo medio (contro 6,20), e 2 per articolo breve (contro i 4,13 di prima). Le notizie brevissime, prima remunerate con due euro, non vengono più pagate. Da questi compensi lordi, chiaramente, vanno tolte le TASSE, i CONTRIBUTI previdenziali e quelli INAIL. Nella lettera si specifica poi che, esattamente come prima, non è previsto alcun rimborso spese per i costi sostenuti nella realizzazione dei pezzi.

Ora, devo dire che grazie al Cielo non sono i soldi del Carlino quelli che mi fanno arrivare a fine mese. Ma quella lettera è un insulto a tutti i collaboratori, forza insostituibile nel lavoro di ogni redazione giornalistica. Potare dei compensi già miseri è uno schiaffo alla professionalità di chi, spesso, si prodiga ben più del dovuto per un giornale che sente, in qualche modo, “suo”.

Sono tentato seriamente (come propone la lettera tra le eventualità) di disdire il mio contratto per raccomandata…

L’Italia si è desta

«Toccatemi tutto, ma non la ‘vasca’ in centro».

Finalmente una buona notizia da Milano. Oggi pomeriggio alcuni “autonomi” hanno messo a ferro e fuoco la città. La buona notizia non è questa, ma il fatto che, una volta tanto, la folla di passaggio anziché prendersela con le forze dell’ordine le abbia incitate a caricare i facinorosi. Polizia e carabinieri, addirittura, hanno sottratto a fatica alcuni “no global” dal linciaggio dei passanti. Per info leggi qui.

Finora avevo sempre pensato che lo shopping del sabato pomeriggio fosse solo rincitrullimento consumistico. Invece, a quanto pare, questo ‘rito’ porta con sé qualche effetto positivo. Evidentemente la voglia di passare qualche ora in serenità dopo una settimana di lavoro è più forte del buonismo di circostanza che si manifesta in genere in queste occasioni 😉

Milano violenta
foto AP – Associated Press

Persecuzioni liguri

Si può evitare accuratamente il festival di Sanremo e pensare, grazie a questo semplice gesto di igiene televisiva, di vivere felici? Solo fino ad un certo punto.

Nonostante abbia ignorato deliberatamente la settimana dei latrati italiani, non riesco a sfuggire alla sua persecuzione. Nemmeno a giorni e giorni di distanza. Il cavallo di Troia si chiama autoradio. Un attimo di disattenzione musicale, qualche occhiata in più agli specchietti nel traffico caotico e zac! la radio mi frega… propinandomi le canzoni della terra dei fiori.

Così ho saputo che la vittoria al Festival (a 10 anni esatti dalla “vittoria morale” dei secondi classificati Elio e le Storie Tese) è andata all’insulso Povia. Le apparenze non devono ingannare: la canzone “Vorrei avere il becco” non l’ha scritta Gaba. E, purtroppo, quella insidiosa cantilena, intrisa di buonismo e banalità, sta correndo seriamente il rischio di entrarmi in testa.

Per contrastare un simile pericolo, devo ricorrere a dosi massicce canzoni orecchiabili-ma-decorose. Proprio come questa: IMFB

Quid est libertas?

Parafrasando un po’ Ponzio Pilato: “che cos’è la libertà”? Ognuno ne ha una sua, personalissima idea.

Alcune possibili risposte hanno fatto capolino questa sera al teatro Bonci nel corso dello spettacolo “Secondo movimento, andante un poco mosso”, azione scenica di Franco Mescolini. E sono rimasto davvero di sasso quando ad un certo punto, sul palco, “Francone” ha citato la parabola del giovane ricco (Luca 18:18-23), in pratica leggendomi nel pensiero!

Non si può volere “la libertà”, infatti, senza essere pronti a lasciarsi alle spalle qualsiasi cosa. Tanto più la libertà ricercata è assoluta, quanto più la cesura con i gravami che ci legano al passato deve essere netta. Ma volere una libertà assoluta rischia di farci sprofondare nel nichilismo e nell’inazione, in uno sterile “fissarci l’ombelico nell’attesa che questo esploda in un qualcosa di grande”.

Meglio allora accontentarsi delle “briciole di libertà che cascano dagli déi”, un po’ come il treno si “accontenta” dei binari che lo fanno vivere…

Franco Mescolini