Un giardino per Ilaria Alpi, un seme di speranza per il futuro

Un’area verde, un’oasi di pace a un passo dalla via Emilia, dedicata alla giornalista Ilaria Alpi. Ma l’intitolazione di questa mattina a Bologna, cui ho preso parte in rappresentanza dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, racchiude molto di più. Si tratta, infatti, di un progetto che ha coinvolto i ragazzi delle scuole in un percorso (“Le strade delle donne”) volto a riequilibrare una toponomastica troppo spesso declinata al maschile, contribuendo a far aumentare la consapevolezza del ruolo delle donne nei vari contesti sociali e culturali.

Sono stati i ragazzi stessi, studenti e studentesse dell’Istituto tecnico “Crescenzi-Pacinotti”, a scegliere di dedicare l’area verde di fronte all’ospedale Maggiore alla giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio nel 1994, assieme all’operatore Miran Hrovatin. Alpi stava indagando sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici e il traffico d’armi tra il nostro Paese e la Somalia.

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“Violenza, violenza, genera violenza”

Non sono un appassionato di musica rap, così come per formazione e cultura politica non mi sono mai sentito vicino al “mondo dei centri sociali”. Eppure non riesco a togliermi dalla mente, di fronte all’attuale clima di intolleranza dilagante, questo passaggio di una canzone del 1991: “Violenza, violenza, genera violenza” (Stop al panico degli Isola Posse All star). Un chiaro richiamo a Burgess, a Luther King, a tutti coloro che in passato ci hanno ammonito, invano, sugli effetti dell’odio assaporato, praticato e diffuso.

Non mi riferisco alla sola violenza fisica, ma a quella comunque esercitata, a partire dalle rabbiose diatribe sui social network fino a quella sdoganata per le strade, all’intolleranza ormai ostentata a mo’ di decorazione.

Lo vediamo tutti i giorni su Facebook, dove senza alcuna vergogna persone all’apparenza tranquille riversano su amici e sconosciuti il loro livore, con commenti che trasudano odio, arroganza, volgarità.

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Abolire o ripensare l’Ordine dei giornalisti?

Non passa giorno ormai senza che esponenti del Governo, 5 stelle in primis, non tirino fuori la necessità di abolire l’Ordine dei giornalisti. Peccato che non sappiano neanche di quel che parlano. L’Ordine non funziona come dovrebbe? Certo, i primi a dirlo sono i giornalisti stessi! È stato istituito per legge 55 anni fa, un’era geologica nel mondo dell’informazione.

L’OdG vorrebbe poter funzionare al meglio. Eppure, come ho scritto più volte, l’Ordine NON può autoriformarsi dato che è un organo dello Stato (ente pubblico non economico, per l’esattezza), creato per legge e che solo per legge, per intervento del Parlamento dunque, può essere cambiato o abrogato.

I giornalisti chiedono da decenni alla politica di mettere mano alle regole che regolano la professione, eppure il Parlamento ha sempre fatto orecchie da mercante. Temo che tenere i giornalisti sulla graticola, ingabbiati in norme vecchie e strumenti disciplinari arrugginiti, convenga prima di tutto ai politici: così possiamo essere il loro capro espiatorio.

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Protocollo Miur-OdG: bilancio edizione 2017/18 in Emilia-Romagna

Giornalisti come “inviati speciali” nelle scuole superiori, per spiegare ai ragazzi di quinta o di quarta che cos’è un articolo di giornale e come funziona il mondo dell’informazione.
Accade da qualche anno grazie al protocollo firmato tra il Ministero dell’Istruzione e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, documento che mi vede come referente regionale del progetto per l’Emilia-Romagna.

Il protocollo Miur-OdG (nato in seno alla Commissione cultura presieduta dall’amico Alberto Lazzarini) prevede una lunga serie di attività comuni legate alla formazione e all’informazione all’interno del mondo della Scuola. Istituzionalizza, tra l’altro, la pratica che prevede l’ingresso dei giornalisti nelle classi scolastiche, soprattutto quelle dei ragazzi che frequentano l’ultimo anno delle superiori e che devono affrontare l’esame di Stato.

Nel link al sito dell’Ordine regionale potete trovare i numeri dell’anno scolastico appena concluso.

Cara Fieg, nella Costituzione oltre all’articolo 21 esiste il 36

Sul Resto del Carlino di oggi (ma immagino anche sulle altre edizioni del QN) c’è un bel paginone celebrativo della Fieg sull’incoronazione di Andrea Riffeser Monti a nuovo presidente della Federazione editori.

Non si può ancora giudicare il suo operato in questo ruolo, ma giova ricordare come si tratti di un editore a capo di un gruppo che negli anni si è prodigato senza sosta nella sistematica umiliazione dei propri collaboratori.

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Il miglior giornalismo investigativo premiato a Riccione

Un lavoro duro, per impatto e difficoltà di realizzazione, quello realizzato da Mouhssine Ennaimi che racconta il lucroso traffico di organi tra i disperati profughi siriani in Libano, illusi, depredati e abbandonati.

Con una certa trepidazione gli ho consegnato, a nome della giuria del Festival e in rappresentanza dell’OdG Emilia-Romagna, il Dig Award 2018 come vincitore della sezione “Investigative Medium“.

Il suo approccio narrativo, potente ed empatico, getta luce sugli abusi disumani commessi quotidianamente nei confronti di persone deboli che, dopo aver perso tutto scappando dalla guerra, si ritrovano in un nuovo e inquietante abisso.

Celebrando la Costituzione a Reggio Emilia

Un ringraziamento all’associazione Stampa Reggiana per aver pensato al sottoscritto come relatore all’assemblea annuale.

Parlando del 70° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione non potevo non parlare del periodo del quale è figlia la Carta, un dopoguerra fatto di grandi speranze e di accordi tra forze politiche molto diverse, ma impegnate nel nome del bene comune a dare fondamenta solide alla neonata Repubblica Italiana. Il popolo italiano riprendeva in mano in quegli anni, per il tramite dei suoi rappresentanti, una sovranità troppo a lungo delegata ad un uomo forte capace solo di portare lutti e sciagure.

L’auspicio, anche in questo caso, è che la Storia possa essere nostra maestra nell’agire quotidiano.

Cesena calcio contro due colleghi “al bando” da mesi. La presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti

L’associazione calcio Cesena è una società allergica alle voci libere, il cui presidente in passato si è distinto a più riprese per le sue posizioni tra l’imbarazzante e il deplorevole.

In questo senso, la presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna è solo l’ultimo atto di una lunga querelle.

Maggio 2018: http://odg.bo.it/blog/cesena-calcio-contro-due-colleghi-al-bando-da-mesi-lodg-emilia-romagna-prende-posizione

Chi fosse interessato a questa vicenda può trovare di seguito le due puntate precedenti.

Gennaio 2015: https://www.facebook.com/michelangelo.bucci/posts/10153005448167836

Dicembre 2015: https://www.facebook.com/michelangelo.bucci/posts/10153791587962836

In ricordo di Graziella Fava, vittima incolpevole degli anni di piombo

Una macchina per scrivere bruciata, una vita innocente spezzata, le fiamme dell’odio e i fumi dell’estremismo che avvolgono un palazzo nel centro di Bologna.

Sono passati 39 anni dall’attentato dei Gatti Selvaggi all’Associazione stampa dell’Emilia-Romagna, a quel tempo in via San Giorgio nel cuore di Bologna.

Quei terroristi di estrema sinistra, epigoni di Prima Linea, volevano colpire un luogo simbolo di quella stampa “rea” di aver criticato i protagonisti della lotta armata. Così, dopo aver derubato i presenti, gettarono una bomba al fosforo negli uffici scatenando un incendio.

A pagare per la loro azione vigliacca fu Graziella Fava, 50enne collaboratrice domestica presso un’anziana signora del piano di sopra, trovata morta per asfissia sul pianerottolo.

A lei il Comune ha intitolato, anni fa, un giardinetto in zona stazione. Questa mattina l’Ordine e il Sindacato, tra lo scarso interesse delle istituzioni, hanno ricordato Graziella Fava assieme ai suoi familiari.

I gruppi armati volevano colpire “i pennivendoli di Stato […] esecutori delle falsificazioni di regime“. Il loro cieco furore ideologico ebbe l’unico effetto di uccidere una lavoratrice incolpevole.

Giornali locali saccheggiati da finte testate senza scrupoli

Una banda di briganti, da mesi, nel riminese e nel cesenate saccheggia impunemente il lavoro giornalistico altrui. Teatro del misfatto è una catena di siti che, si badi bene, pubblica come loro (con tanto di firma) articoli e interviste frutto del lavoro di giornalisti di altre testate. Lo ribadisco: questi non pubblicano dei semplici comunicati stampa, ma lavori originali presi e ripubblicati altrove a suon di copia e incolla.

Il tutto reso ancora più odioso dal fatto che questi siti hanno il nome “giornale” nel proprio dominio, ma non si tratta di testate registrate, non hanno un direttore responsabile e non impiegano giornalisti.

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