“Come what may, come what may… butta male per Theresa May”

La situazione è grave ma non seria, direbbe Ennio Flaiano. Ormai i vorticosi sviluppi della Brexit hanno reso questa supposta uscita del Regno Unito dall’Unione europea una materia da cabaret, un can can degno del Moulin Rouge.
Dopo la (ri)bocciatura alla Camera dei Comuni dell’accordo per una uscita negoziata dall’Unione Europea, non si può più escludere nulla.

Ad oggi ogni sviluppo è ancora possibile: uscita dura senza accordi (anche se il parlamento britannico ha chiesto di escludere il No Deal), rinvio tecnico della Brexit (al voto oggi), retromarcia con permanenza nella Ue (opzione remota ma possibile, come ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea), nuova consultazione popolare (referendaria o voto anticipato).

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Aggressione ingiustificata alla troupe di TeleRomagna: l’Ordine dei giornalisti è al fianco dei colleghi

Una troupe aggredita mentre è in corso una diretta. E dove? Forse in territori degradati o sotto il giogo della criminalità organizzata? No, nella civilissima Forlì, nel corso di una partita di calcio (pensata per di più nel segno dell’amicizia), nella quale nemmeno i tifosi avevano dato alcun problema.

Quello che è accaduto ieri sera durante il match del Forlì contro il Cesena ha del surreale. Dopo la concessione di un rigore a favore del Cesena, l’ex presidente del Forlì calcio Stefano Fabbri non ha trovato di meglio che sfogare la propria rabbia aggredendo l’inviato di TeleRomagna Luca Alberto Montanari (con pugno al volto a detta del cronista) e il cameramen Romano Natali (spintonato tanto da fargli perdere il controllo della telecamera durante la diretta). La trasmissione è proseguita a fatica solo grazie all’intervento del regista dei due, improvvisatosi guardia del corpo sulle soglie del gabbiotto-stampa.

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Professione oppure hobby?

Non c’è professione senza retribuzione.
Un concetto semplice, banale se si vuole, che ancora sfugge a molte persone.

Chi esercita una professione deve essere retribuito.
Altrimenti non si tratta di attività professionale, ma di hobby.
Più che lecito divertirsi a esercitare una passione, ma non la si chiami professione!

Veniamo ai giornalisti. Quanto detto si applica non solo a chi appartiene all’elenco dei Professionisti (i quali, pur avendo sostenuto un esame, sono soggetti a revisione periodica come tutti: se inattivi e/o non retribuiti vengono cancellati dall’Albo) ma a maggior ragione interessa chi è parte dell’elenco dei Pubblicisti.

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I consiglieri dell’Ordine sono una casta?

“Va là che se aboliscono l’Ordine ti devi trovare un lavoro!”. Questa frase, pur buttata là con ironia da un collega giornalista pochi giorni fa, mi ha lasciato basito. Perché è indice di quanto si sia persa ormai ogni distinzione tra incarico e professione.

Anche le posizioni di servizio più insignificanti appaiono ormai “casta” agli occhi di molti, persino a quelli degli addetti ai lavori :/

“Veramente io un lavoro ce l’ho già…” ho risposto al collega, facendogli presente che l’incarico che svolgo nell’Ordine dei giornalisti non mi porta in tasca nulla, anzi. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: ha fatto spallucce e se n’è andato scuotendo la testa.

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Di giornalisti, fatti e opinioni

Un giornalista può prendere posizione o deve solo riportare in modo asettico? La domanda è, ovviamente, retorica.

Se parlo di questo è perché sono tornato di recente sull’argomento (solo all’apparenza “da addetti ai lavori”) rispondendo ad un commento nella bacheca di un amico.

Ebbene, un giornalista può e deve in certi contesti rimarcare il proprio punto di vista. Questo è tanto più vero negli articoli di fondo o negli editoriali, per non parlare poi dei blog (quelli propriamente detti, i diari online, sono il trionfo del punto di vista).

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Quando il car sharing diventa un’odissea

Bologna ore 20,50 circa. Devo andare in stazione a prendere il treno ma dove mi trovo non circolano più autobus fino al mattino. Come al solito ho un piano B, un C e un D: camminare verso una zona servita da bus, cercare una bici condivisa Mobike, darmi al car sharing. Incautamente opto per la terza ipotesi.

Apro l’app di Enjoy sul telefonino e prenoto una Fiat 500 a trecento metri di distanza. Raggiungo l’auto e sembra tutto ok: sblocco porte, inserimento pin nell’app, messa in moto. In pochi minuti di guida raggiungo la stazione di Bologna San Vitale, pronto a intercettare un treno per Ravenna.

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Un attacco al pluralismo che strozzerà i piccoli giornali

Il Governo entra in rotta di collisione con i grandi giornali e la maggioranza che lo sostiene a cosa pensa? Ad un provvedimento che aiuta proprio i grandi giornali (e solo loro!).
Mi riferisco all’ipotesi di azzerare il fondo per l’editoria.

Fondo che, oggi, è destinato solo ai piccoli giornali no profit (editi da cooperative o realtà senza scopo di lucro), sulla base delle copie effettivamente vendute e del radicamento sul territorio.

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Un giardino per Ilaria Alpi, un seme di speranza per il futuro

Un’area verde, un’oasi di pace a un passo dalla via Emilia, dedicata alla giornalista Ilaria Alpi. Ma l’intitolazione di questa mattina a Bologna, cui ho preso parte in rappresentanza dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, racchiude molto di più. Si tratta, infatti, di un progetto che ha coinvolto i ragazzi delle scuole in un percorso (“Le strade delle donne”) volto a riequilibrare una toponomastica troppo spesso declinata al maschile, contribuendo a far aumentare la consapevolezza del ruolo delle donne nei vari contesti sociali e culturali.

Sono stati i ragazzi stessi, studenti e studentesse dell’Istituto tecnico “Crescenzi-Pacinotti”, a scegliere di dedicare l’area verde di fronte all’ospedale Maggiore alla giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio nel 1994, assieme all’operatore Miran Hrovatin. Alpi stava indagando sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici e il traffico d’armi tra il nostro Paese e la Somalia.

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“Violenza, violenza, genera violenza”

Non sono un appassionato di musica rap, così come per formazione e cultura politica non mi sono mai sentito vicino al “mondo dei centri sociali”. Eppure non riesco a togliermi dalla mente, di fronte all’attuale clima di intolleranza dilagante, questo passaggio di una canzone del 1991: “Violenza, violenza, genera violenza” (Stop al panico degli Isola Posse All star). Un chiaro richiamo a Burgess, a Luther King, a tutti coloro che in passato ci hanno ammonito, invano, sugli effetti dell’odio assaporato, praticato e diffuso.

Non mi riferisco alla sola violenza fisica, ma a quella comunque esercitata, a partire dalle rabbiose diatribe sui social network fino a quella sdoganata per le strade, all’intolleranza ormai ostentata a mo’ di decorazione.

Lo vediamo tutti i giorni su Facebook, dove senza alcuna vergogna persone all’apparenza tranquille riversano su amici e sconosciuti il loro livore, con commenti che trasudano odio, arroganza, volgarità.

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Abolire o ripensare l’Ordine dei giornalisti?

Non passa giorno ormai senza che esponenti del Governo, 5 stelle in primis, non tirino fuori la necessità di abolire l’Ordine dei giornalisti. Peccato che non sappiano neanche di quel che parlano. L’Ordine non funziona come dovrebbe? Certo, i primi a dirlo sono i giornalisti stessi! È stato istituito per legge 55 anni fa, un’era geologica nel mondo dell’informazione.

L’OdG vorrebbe poter funzionare al meglio. Eppure, come ho scritto più volte, l’Ordine NON può autoriformarsi dato che è un organo dello Stato (ente pubblico non economico, per l’esattezza), creato per legge e che solo per legge, per intervento del Parlamento dunque, può essere cambiato o abrogato.

I giornalisti chiedono da decenni alla politica di mettere mano alle regole che regolano la professione, eppure il Parlamento ha sempre fatto orecchie da mercante. Temo che tenere i giornalisti sulla graticola, ingabbiati in norme vecchie e strumenti disciplinari arrugginiti, convenga prima di tutto ai politici: così possiamo essere il loro capro espiatorio.

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