Qualcuno sa perché

Sono più che onorato dal fatto di aver ricevuto da Zonda un “premio della critica” per il blog!

Tanto più che questo spazio è nato non tanto per essere letto dalle masse, ma principalmente per aggiornare i miei amici lontani su quel che mi frulla per la mente o per raccogliere catarticamente gli sfoghi, i deliri ed i commenti di un modesto giornalista-cronista (che sul lavoro può riportare i fatti solo se ben slegati dalle opinioni…).

Così, come piccolo omaggio, voglio dedicare al buon m’Ar(o questa canzone-blob (“oldissima but lollissima” come direbbe lui), rifacimento di un ben noto componimento degli Offlaga che ascoltavo spesso proprio nei giorni in cui questo blog veniva alla luce.

Che bei tempi quando, giocando ai videogame del bar, si poteva abbattere “L’astronave da 300 punti… di Che Guevara” 😛

P.S.
Per chi ha capito poco o nulla di questo post: il video della canzone originale, non parodiata, degli Offlaga è disponibile sul sito ufficiale (richiede QuickTime installato) oppure su YouTube.

La sinistra che mi piace

Grande Piero! In questi giorni delicatissimi per l’assetto di tutto il Medio Oriente, le parole del segretario dei DS Piero Fassino sono state un balsamo per me. Il miglior antidoto possibile alle farneticazioni dei vari Marco Rizzo e compagnia cantante, sempre pronti ad attaccare Israele a suon di pregiudizi.
La dichiarazione di Fassino che segue [tratta dal Corriere della Sera del 28 agosto] la interpreto personalmente come la prova che si può essere di centro-sinistra e, al tempo stesso, avere una politica estera non demenziale 🙂

«Negli ultimi mesi ci sono state cose che non soltanto hanno messo in dubbio la sicurezza di Israele ma hanno anche fatto emergere il rischio che se ne mettesse in dubbio l’esistenza. Quando il presidente iraniano usa le parole farneticanti che ha usato, quando un movimento politico e militare come Hezbollah predica e pratica la distruzione di Israele, quando gli oltranzisti dentro Hamas dicono che non riconoscono Israele e che non si siederanno a nessun tavolo per trattare con gli israeliani è chiaro che si segna un salto di qualità nel pericolo: non è più in discussione la sicurezza ma l’esistenza. Siamo netti e chiari, come lo è stato tutto il governo a partire da D’Alema. L’esistenza e la sicurezza di Israele è un fatto irrinunciabile e non negoziabile. I nostri soldati in Libano non vanno soltanto a garantire che il governo di Beirut sia pienamente sovrano e possa predisporre lo smantellamento di Hezbollah, ma anche per tutelare Israele da chi lo voglia distruggere. Non c’è dubbio. Le posizioni equivoche sono sono minoritarie a sinistra, minoritarissime nei Ds. Nessuno può farci cambiare opinione: queste frange sbagliano e condurremo contro di loro battaglia politica determinata».

Quei simpaticoni dell’UCSI

Logo UcsiSono passati ormai tre anni e mezzo da quando, un po’ per idealismo un po’ per tener compagnia a certi miei colleghi, decisi di iscrivermi all’UCSI.

L’acronimo sta per “Unione cattolica stampa italiana“, un’associazione di categoria che si propone l’elevamento culturale e spirituale dei giornalisti membri. Un’opera meritoria, da raggiungersi per mezzo di incontri, convegni e scritti.
Già, gli scritti! Come quelli raccolti nella rivista Desk, un periodico che pubblica interventi e piccoli saggi sulla comunicazione redatti da firme prestigiose.

Ora, l’abbonamento a Desk doveva essere incluso nella quota associativa. Eppure, per tre anni non ho mai ricevuto un numero della rivista. E come me, parecchi miei colleghi. Disguidi delle poste? Pastoie burocratiche? Tesorieri che si imboscavano le nostre quote? Non ci è dato di saperlo!

Se non che, nel gennaio scorso, a causa di un impegno non ho partecipato all’incontro annuale dell’Ucsi a Bologna. Così non ho potuto rinnovare la tessera. E il miracolo è avvenuto: qualche giorno fa, nella cassetta della posta, ho ricevuto la mia prima copia di Desk dopo anni di vane attese. Da non crederci!

E ora che faccio, rinnovo? 😛

Troppo vecchio per Riccione?

Ieri sera, dopo essermi liberato dalle incombenze “lavorative” a mezzanotte passata (dovevo seguire uno spettacolo per il Tg) ho commesso un errore insano.
Anziché raggiungere Zonda a Cesenatico (anche se sarebbe stato comunque tardi per il concerto di Sam Paglia, il “padrino della musica Lounge”) ho raggiunto i Faccioni a Riccione.

Ora, non c’è nulla di male nel raggiungere i Faccioni in quanto tali. Il guaio sta nel luogo: Riccione, il regno dei truzzi e della musica spazzatura.
Pensavo, speravo, di capitare comunque in un ambiente musicalmente passabile dato che mi avevano detto di essere andati a ballare in spiaggia; per l’esattezza al Marano, l’area nord di Riccione un tempo degradata e che da qualche anno rivaleggia con Marina di Ravenna.
I miei fiochi barlumi di speranza, invece, sono stati presto spazzati via. Spiaggia o no, la musica era disgustosa. Un continuo, barbaro, incessante unc’-unc’-unc’ house.
Tutti i bagni, poi, sembravano coalizzati e trasmettevano la stessa merda, dall‘Hakuna-matata al Paradise, passando per il Mojito. Una sorta di filodiffusione dell’orrore.

Mi sono ridotto quindi a transumare con i Faccioni da un bagno all’altro alla ricerca di qualcosa di ascoltabile (non dico del rock, ma mi sarei accontentato anche di un po’ di pop…), stretto come una sardina in un carnaio solo all’apparenza umano, composto di tamarri, figazze, buzzurroni e adolescenti stralunati.

Se questo è il famoso Marano, beh tenetevelo pure. Certamente, anche Marina di Ravenna è piena di posti simili (e con un traffico automobilistico allo stesso delirante livello, se non peggiore). Ma lì almeno so di poter contare sull’oasi musicale rappresentata dall’Hana-Bi.

Mentre come ‘ambiente’, rispetto a Riccione mi trovo decisamente più a mio agio sulla spiaggia e nei locali della ‘provinciale’ Cesenatico.

La salvezza della serata è stato aver deciso di prendere da bere (al ‘modico’ prezzo di 7 euro per un cocktail, come ormai norma in tutta la riviera) e staccarci dalla bolgia. Un’oretta in fondo alla spiaggia a chiacchierare con gli amici (con telecronaca dei ‘canolicchi’ curata da Beppe…) può risollevare anche la più storta delle serate 🙂

Froggin’ around

Piacevole serata quella di domenica scorsa in quel dell’Hana-bi di Marina di Ravenna. L’ultima ora di musica ha avuto come protagonisti alla console Zonda e Seek nei panni del duo ZondaSeek DJset.

Il logo dell’evento vedeva campeggiare un bel Kermit sorridente, per cui il filo conduttore non poteva altro che essere quello delle rane. Difatti l’apertura è stata riservata al tema di Frogger, un videogame classico del lontano ’81. Una decisione che, dopo qualche attimo di sconcerto iniziale, è stata recepita di buon grado dai presenti che hanno cominciato a saltare ed applaudire.

Poi l’onda è calata, la pista si è svuotata e a ballare sono rimasti pochi irriducibili. Colpa dell’ora tarda o di selezioni musicali troppo ardite? Dopo ore passate a dimenarsi con i successi proposti da dj Trinity e dagli Stivs, qualcuno potrebbe aver approfittato di qualche brano non eccessivamente conosciuto per prendersi una pausa.

Onore comunque a Zonda che incurante dell’insegnamento evangelico ha voluto proporre brani meritevoli e inconsueti. E che non ha esitato a cambiare la scaletta iniziale per riportare la gente in pista con David Bowie, Babyshamble e Arctic Monkeys. E’ sempre difficile trovare un punto d’equilibrio tra il proprio percorso artistico e le esigenze del volgo. Ma forse Zonda, scegliendo Frogger come apertura, già sapeva che la serata sarebbe stata irta di ostacoli da schivare.

Per questo io valuto più che positivamente la loro prestazione, checché ne pensino i diretti interessati. Non solo sul piano della scena e della coreografia, con cartelli surreali e rane origami gettate a profusione sul pubblico, quanto sul piano prettamente musicale e della selezione. Scontrandosi con la realtà delle cose, Zonda e Seek hanno dovuto mediare tra la propria cultura musicale ‘elitaria’ e le aspettative dell’avventore comune (tra i quali certamente mi annovero). Così, con una mano hanno seminato, con l’altra accontentato. Facendo metabolizzare alcuni brani, in futuro saranno in grado di espandere gli orizzonti musicali dei loro ascoltatori.

Io mi aspetto grandi cose 😉

Rollercoaster cabinet

Ecco. Non posso gioire neppure qualche giorno per il fatto che il governo Prodi abbia imboccato la strada delle liberalizzazioni (alla faccia di Berlusconi e del suo liberalismo di facciata) che questi subito fanno marcia indietro.

Si vede che in Italia vince chi urla più forte e si diverte a picchiare i giornalisti. Viene proprio da rimpiangere Ronald Reagan e la sua fermezza nel respingere al mittente le assurde richieste del sindacato controllori di volo nel 1981.

Il problema vero è che con una coalizione così eterogenea la direzione di marcia dell’esecutivo non può che essere ondivaga. Proprio come nel caso della questione israeliana. Di fronte ad uno Stato impegnato in questi giorni a difendere la sua stessa sopravvivenza, il governo italiano sembra essersi messo a fare il gioco delle tre carte mettendo tutti sullo stesso piano: Israele ed Hezbollah.

Per fortuna che c’è anche chi, come l’ottimo Giuliano Amato, è capace di prendere posizioni chiare e decise (rimediando ad alcune gaffe del recente passato).

All night disco coffin

L’esperimento è fallito. Ma i risultati sono comunque incoraggianti.

In un’epoca nella quale la Scienza sembra essere ormai capace di varcare qualsiasi traguardo, io mi ero ripromesso un’impresa impossibile: portare la Fra a ballare.

Ora chi la conosce sa che lei non balla. Mai. E non frequenta luoghi dove si balla. Mai. Né interagisce con persone dedite al ballo. Provare a confutare questi assiomi potrà solo esporre il malcapitato ad una furia degna del migliore Chuck Norris.

Ebbene io, incurante del pericolo e di possibili calci rotanti, l’ho trascinata lo scorso fine settimana all’Hana-Bi di Marina di Ravenna.
In occasione della notte rosa dietro la consolle ci sarebbero stati niente popò di meno che Mark Zonda e Matt Share, ossia il DjSet ZondaSeek, per non parlare di quel duo risolvi-serata degli Airpop, alias Bando e Robbie.

Pensavo che, di ritorno da una visita notturna ai mosaici di Ravenna, una capatina in riva al mare non sarebbe stata una tragedia. Ma l’esperimento, come dicevo, in un certo senso è fallito dato che “la Spagogna” (come è conosciuta dalla maggior parte dei miei amici) per tutta la serata è rimasta ostinatamente seduta in disparte. Complice anche il fatto che, con un traffico impazzito lungo tutta la Riviera, ci siamo dovuti fare una buona mezz’ora a piedi per raggiungere l’Hana-Bi.

Combattuto tra la morosa e la pista, ho ceduto in favore di quest’ultima solo con l’arrivo in console degli Airpop. A tutto c’è un limite, anche agli sforzi per privarmi del ballo restando accanto ad una persona loquace quanto una cassa di Libici. Ma, nonostante tutto, ho apprezzato che per un volta la Fra abbia voluto sfidare i suoi, di limiti, per seguirmi in un’attività che gradisce più o meno quanto un plotone d’esecuzione 🙂

Con questo post voglio rassicurare pubblicamente chi (Zonda, Piccolo ecc.), dopo avermi incontrato quella sera, aveva temuto seriamente che potessi tornare single nel giro di poche ore. Tranquilli, non è successo (per ora). E per le prossime volte formulo il buon proposito di tornare a ballare solo senza la morosa 😛

In nome di quattro gatti

Giustizia tra nubi e schiarite

Ieri, forse, è stata l’ultima volta con cui ho parlato con un magistrato.

Ero a Forlì a seguire un processo di Corte d’Assise per il telegiornale ed ho scambiato due chiacchiere con un Sostituto procuratore.

Non dovrebbe esserci nulla di male: abbiamo discusso solo di atti pubblici, che ho usato in parte per il mio servizio. Niente di illegale. Almeno per ora. Dal 18 giugno infatti entreranno in vigore le norme di riorganizzazione delle Procure, uno dei tanti frutti avvelenati della riforma della Giustizia voluta dal Governo Berlusconi. E con le nuove regole i magistrati non potranno in alcun modo parlare con i giornalisti, nemmeno per discutere di fatti di dominio pubblico, pena pesanti sanzioni disciplinari.

Una legge che rischia di essere veramente la pietra tombale della cronaca giudiziaria, come del resto ha denunciato la Fnsi.

Ma la cosa triste è che, a quanto sembra, il nuovo Governo sembra aver preso sottogamba queste storture. Proprio oggi il neo-guardasigilli Clemente Mastella ha presentato il disegno di legge che dovrebbe congelare la riforma Castelli fino al marzo del 2007, chiedendo per esso una corsia preferenziale in Parlamento. Se tutto va bene, però, le nuove norme saranno approvate solo a fine luglio, prima della pausa estiva delle Camere. Almeno un mese dopo l’entrata in vigore delle norme sulla riorganizzazione delle Procure.

Con la cronaca giudiziaria imbavagliata, per il cittadino-sovrano diventerà quasi impossibile rendersi conto come viene amministrata la giustizia in suo nome. Così, da metà mese, tutte le sentenze saranno pronunciate «In nome di quattro gatti» e non più «del popolo italiano».

Ritemprarsi

Colazione da Macin

Una giornata di passeggio e di polleggio quella di domenica, tra agriturismo, prati, binari e vecchi ritrovi. Del resto, con un sole tornato prepotentemente alla ribalta dopo due giorni meterologicamente ballerini, non si poteva restare a coltivar muffe chiusi in casa.

Nonostante il concetto di “mattina” continui a non essermi amico, la giornata ha preso il via alle 10,30 con la visita all’agriturismo Macin. Una struttura nuova di zecca aperta inaugurata pochi giorni fa dalla famiglia Budellacci a Massa di Cesena, ad un tiro di schioppo da Bertinoro.
Incetta di dolcetti e torta di mele, chiacchiere tra amici/colleghi e sano polleggio. Perché l’ozio sarà anche il padre dei vizi ma, con i ritmi frenetici della società odierna, questo ex-peccato capitale ha assunto ormai un valore superiore a quello dell’oro nero.
Tutto molto bello e molto buono [bravo Fogli, bravi tutti e bello il budello], peccato solo per la decisione reazionaria della tavolata, che ha respinto la proposta del signor Budellacci di una colazione con Sangiovese 14° in favore dei più tradizionali the e caffèlatte.

Nel pomeriggio giro con la Fra a Rimini e proseguimento di polleggio, al parco XXV aprile e per il centro storico, oltre al vano tentativo di raggiungere la manifestazione “Il treno del tempo”. E’ possibile andare a Rimini in treno e non accorgersi che la manifestazione si sta svolgendo proprio nel retro della stazione? Purtroppo sì :-/

Di rientro a Cesena, messa all’Osservanza = consueto trituramento di timpani e balle causato dalla “musica” sacra. Ora, capiamoci bene, posso comprendere la penuria di organisti e capocori. Ma allora, piuttosto, scegliamo il silenzio. Viene da chiedersi: se chi canta “prega due volte”, come diceva Sant’Agostino, allora per la proprietà transitiva, chi canta male in Chiesa è un bestemmiatore? 😛