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Ricordando Andreatta

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Quando ieri sera ho saputo dall’Ansa della morte di Beniamino Andreatta ci sono rimasto più male di quanto pensassi. Mi sono ritrovato a pensare, di colpo, a quel tumultuoso periodo politico in cui dalle ceneri della Dc naque il Ppi e in cui, tra scissioni e colpi di scena, i popolari contribuirono alla nascita dell’Ulivo.
Una creatura politica cui Andreatta (un democristiano nobile, slegato dalla logica delle correnti) contribuì in modo determinante. Un vero padre fondatore.

Avevo conosciuto il vecchio economista qualche mese prima che entrasse in coma, ad un Congresso regionale del Ppi a Bologna al quale partecipavo come delegato provinciale del partito per Forlì-Cesena.
Il suo discorso mi colpì molto e, forse, fu l’unica cosa seria e positiva di quel congresso (una mezza farsa nella quale si anticipò a sorpresa la votazione per il Consiglio nazionale, estromettendo dal voto una buona fetta di delegati impegnati nella pausa pranzo).

Tornare con la mente ad Andreatta, mi riporta ad un periodo della mia vita nel quale l’impegno politico aveva un ruolo importante. Il periodo dei primi comitati Prodi “per l’Italia che vogliamo” e delle gioie e difficoltà quotidiane vissute nei gruppetti di ex-democristiani ed ex-comunisti che si ritrovavano a costruire insieme, dopo decenni di diffidenza, qualcosa di nuovo, diverso, importante.

Ormai ho voltato da tempo le spalle alla politica, un’attività che mal si concilia con il giornalismo. Sono sempre più convinto, infatti, che ognuno dovrebbe cominciare a risolvere i conflitti d’interesse a partire dall’orticello di casa sua.

Ma non posso smettere di pensare all’entusiasmo e alle speranze di quegli anni. Un entusiasmo che il pur pacato Andreatta, già alle soglie dei 70 alla nascita dell’Ulivo, mi ricorderà sempre.

Spagnoli taroccati

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Quando oggi pomeriggio Zonda mi ha avvisato della cosa ho sobbalzato, stentando a crederlo. Ma è tutto vero.

Giovedì 10 maggio al Bronson di Ravenna suoneranno gli I’M FROM BARCELONA. Praticamente gli autori di quello che è stato l’asse portante della mia colonna sonora primaveril-estiva 2006.

So benissimo che questo gruppo svedese, che tira in ballo la Spagna ma che canta in inglese, è sconosciuto ai più (Compagnia delle Indie esclusa :P). Ma personalmente, lo ritengo un appuntamento imperdibile.

Già mi sono perso, parlando di Bronson, gli Okkervil River nel novembre scorso. E se ci ripenso ancora me ne rammarico. Gli IMFB non devono seguire egual sorte!

P.S. Alla faccia di Fringui e del concerto della Mannoia 😛

Essere donna oggi

No, non voglio scrivere un post dedicato all’immortale canzone degli Elio e le Storie Tese che tanto fece incazzare le femministe nel ’92.

Solo riflettere su due vicende molto contrastanti tra loro. In Germania il vescovo di Augusta (Baviera) si scaglia contro Ursula von der Leyen, ministro (non scriverò mai la parola “ministra”, nemmeno sotto tortura) democristiano alla Famiglia.
La poveretta, una pia e cristiana donna madre di sette figli, si è attirata le ire dell’alto prelato per aver proposto un piano per la costruzione di asili nido. Strutture delle quali, per inciso, in Germania vi è grande carenza dato che uno dei più fervidi sostenitori della costruzione di asili fu, 70 anni fa, un certo Adolf Hitler.

Ora il Governo di grande coalizione tra Cdu-Csu ed Spd prova a superare le vecchie diffidenze nei confronti di queste istituzioni con un piano che vuole rispondere alle esigenze delle donne che lavorano ed hanno figli.
Quelle stesse donne che la destra conservatrice vorrebbe chiuse in casa, intente alla sola ed esclusiva educazione dei pargoli.
Così come il vescovo Walter Mixa che, dalla sua cattedra di Augusta, ha definito i piani del Governo «micidiali per i bambini e per le famiglie» perché trasformano le donne in «macchine da riproduzione» e vogliono «reclutare giovani donne come forza lavoro di riserva per l’industria», come riporta il quotidiano Il Riformista.

Una presa di posizione assurda e integralista in un paese, la Germania, nel quale fino a poco tempo fa i vescovi si sono fatti spesso notare, al contrario, per le loro posizioni eccessivamente progressiste agli occhi del Vaticano.

Mi è tornato alla mente, per contrasto, un progetto olandese dello scorso anno. Nel paese dei tulipani, il partito laburista (PvdA) aveva proposto che tutte le donne laureate intenzionate a rimanere in casa, senza andare a lavorare, pagassero allo Stato le spese sostenute dalle istituzioni per la loro istruzione.
Evidentemente, nei Paesi Bassi, in molti considerano la scelta di diventare madre-casalinga come uno spreco di risorse pubbliche.

Qual è la strada giusta da seguire? Ci sarà mai un Paese in grado di giungere ad un compromesso che aiuti effettivamente le donne nelle loro aspirazioni (siano esse lavorative, familiari o entrambe) evitando al tempo stesso un’ingerenza regolatrice da parte dello Stato?

Sono curioso di sapere che cosa ne pensa Fringui 😉

Le toppe della politica

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Una coalizione rissosa, disunita, piena di gente assurda. Capace di andare avanti solo a colpi di fiducia, sul filo di lana di una maggioranza in bilico continuo.

Eppure, pur nella delusione massima, quello di Prodi mi pare al momento il migliore dei governi possibili. E non perché, come sostiene la sinistra radicale, in caso di caduta del Governo “si spalancherebbero di nuovo le porte a Berlusconi”.
Questa continua ossessione-demonizzazione della Sinistra per il nano pelato (come veniva chiamato sul mitico “Cuore”) mi pare proprio una tipica espressione dell’incapacità di stilare un progetto serio e comune con gli alleati.

Il mio, tenue, apprezzamento nei confronti di Prodi è dato dalle condizioni in cui il professore si ritrova a lavorare, stretto com’è tra vetero-comunisti, ambiental-populisti e beghine teo-dem. In mezzo ad un pastrocchio di posizioni politiche assurde, l’esecutivo cerca di dare un impulso riformista al sistema.
Magari in modo troppo timido, come ha fatto Bersani. Magari proponendo delle emerite castronerie giuridiche, come nel caso dei Pacs-Dico. Oppure dandosi al cerchio-bottismo spinto nei discorsi di politica estera, come quello praticato da baffino D’Alema (un equilibrista capace di far la faccia cattiva solo ad Israele).
Ma dopo anni di stasi (e non intendo solo gli ultimi cinque…) si è tornati finalmente a mettere in agenda delle riforme importanti.

Fra pochi giorni il governo Prodi si presenterà alle Camere e, salvo imprevisti, tornerà nella pienezza delle funzioni senza cambiamenti nella squadra. In realtà un cambiamento ci sarà, e neanche di poco conto. Sono i famosi 12 punti messi sul tavolo da Prodi, 12 rospi che Rifondazione e l’allegra combriccola di rincomunisti che la circonda hanno dovuto ingoiare.
Tra questi il rispetto degli impegni internazionali (e dovrebbe comprendere anche l’Iraq), il SI alla TAV, il SI ai rigassificatori, un riordino delle pensioni nonché il potere a Prodi di zittire i dissidenti e tirare avanti in caso di contrasto.

Un bello spostamento verso il centro… ma quanto durerà? Questo Governo rimane pur sempre attaccato assieme con lo sputo… per cui sarebbe bene rimettere mano al più presto alla legge elettorale. Con una soglia di sbarramento bella alta ed un premio di maggioranza.

Per il momento, dita incrociate e speriamo bene.

E’ un calcio malato

Difficilmente mi ritrovo in commenti, ricette, o soluzioni altrui.

Ancora una volta, però, Beppe Severgnini è capace di stupirmi, proponendo un decalogo contro l’indecenza negli stadi che pare rispecchiare il mio pensiero punto per punto.

Soprattutto là dove scrive che le forze dell’ordine hanno di meglio da fare che andare a garantire la sicurezza negli stadi.

Venerdì sera ho fatto le condoglianze a Gibus e Claudio, i due poliziotti più vicini a me. Altro non voglio scrivere, altrimenti mi risale la bile.

Sacrilego anch’io?

L’ultima inchiesta di un giornalista del settimanale L’Espresso ha suscitato le ire dell’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede.

Che cosa avrebbe combinato di strano questo collega? Semplicemente ha girato tra le chiese di cinque città accostandosi di volta in volta al sacramento della Riconciliazione, o “confessione” che dir si voglia, rilevando posizioni diverse tra i sacerdoti sui temi morali più scottanti, dall’Eutanasia all’omosessualità passando per l’utilizzo o meno del profilattico. E ricevendo dall’organo di stampa Vaticano accuse di profanazione, sacrilegio e offesa per i sentimenti dei cattolici.

Ma, se è così… allora io dovrei bruciare all’inferno da un pezzo! 😀

All’inizio degli anni ’90, infatti, ero assillato da un grandissimo cruccio. Non riuscivo a spiegarmi come la Chiesa Cattolica, all’apparenza così granitica su certi temi, comprendesse in realtà una pletora di posizioni diverse e tutte egualmente giustificabili. Una cosa che, all’atto pratico, finiva per legittimare tutto ed il contrario di tutto.

Così, decisi di avviare la mia personalissima inchiesta 🙂

Armato di bicicletta, nei ritagli di tempo mi misi a battere a tappeto le diverse chiese cittadine cercando di rimediare quante più confessioni possibili dai sacerdoti più disparati. Ed esponendo loro una bella casistica di peccati.

Il tutto veniva poi registrato a posteriori su carta in una sorte di grande hit-parade moral-filosofica, un calderone dal quale dovevo riuscire a tirar fuori un senso compiuto alla cacofonia di voci cattoliche, le une in disaccordo con le altre.

Un documento preziosissimo che, ahimè, sembra essere andato perduto: sarebbe stata una testimonianza storica notevole 🙂

A mia “discolpa”, dal punto di vista spirituale, bisogna però aggiungere che ero animato da una sincera volontà di capire al meglio la volontà di Dio… Tanto più che, in quel periodo, stavo pure frequentando il seminario minore! 😛

Fiat Indie

Tra chi si intende di automobili sento spesso dire che, da qualche tempo a questa parte, alla Fiat la musica è cambiata. Dopo anni passati a produrre macchine plasticose e inaffidabili, sembra che negli uffici del gruppo torinese spiri una nuova aria di attenzione al cliente. Tanto che modelli come la nuova Croma, la nuova Panda o la Grande Punto stanno risollevando i disastrati conti della società.

Non essendo un esperto del settore non posso confermare o meno. Del resto mi ritengo soddisfatto della mia signora Punto del ’97. E, tutto sommato, non mi crucciavo nemmeno troppo a girare fino all’anno scorso in una mitica Uno dell’83 con più di 250mila chilometri sul groppone.

Ma la prova definitiva che la musica in casa Fiat sia cambiata mi è giunta oggi quando, a casa per pranzo (evento assai raro), in attesa del TG mi sono imbattuto nel nuovo spot dello Scudo.
Protagonista dello stesso è un Michael Schumacher giardiniere – antennista – chauffeur accompagnato musicalmente dalle Pipettes!
La colonna sonora, infatti, è ABC tratta dall’album “We are the Pipettes“. Complimenti agli autori della pubblicità per la scelta! 🙂

Domandona: sarà la Fiat ad essere diventata Indie, o sono le Pipettes ormai ad avere abbracciato in toto il mainstream?

P.S.
Chi rimanesse colpito dallo spot e volesse maggiori informazioni sull’oggetto della pubblicità rischierebbe di rimanere deluso.
Pare che all’indirizzo http://www.veicolicommerciali.fiat.com/ ci siano problemi, dato che viene visualizzata questa roba:

Non esattamente un bel biglietto da visita per chi vuole trasmettere un’immagine di affidabilità :/

Andare oltre il Pacstrocchio

Nei giorni scorsi il Governo ha annunciato l‘imminente presentazione di un Disegno di legge sui PACS, una delle forme delle cosidette unioni civili.

Si vorrebbero tutelare, in pratica, i diritti dei conviventi siano essi eterosessuali o meno.

Nel mondo cattolico si è subito assistito ad uno stracciar di vesti. L’Osservatore Romano ha parlato di “battaglia senza senso” e “volontà di sradicare la famiglia“.

Mentre il segretario dei DS Piero Fassino, intervistato su RaiTre, ha affermato che “in Italia ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono ogni giorno una condizione di convivenza di fatto e credo che sia di buon senso e corrisponda a regole di civiltà stabilire alcuni diritti, a tutela di un più solido rapporto tra due conviventi“.

Io penso invece, modestamente e laicamente, che i conviventi si debbano “attaccare al tram”. Il concetto stesso di cittadinanza si basa sul godimento di diritti a fronte di un’assunzione di doveri. E nei Pacs sento puzza di bruciato, vedendo coppie che ambiscono ad ottenere diritti cercando di svicolare dai doveri.

Vuoi tutele e garanzie? Rimboccati le maniche e sposati! Vuoi convivere ed essere libero, senza alcun vincolo? Perfetto, ma poi non frignare invocando l’approvazione di Leggi in tuo favore.

Bisogna avere il coraggio di chiudere la porta in faccia alle “mezze robe”. La famiglia deve rimanere fondata sul matrimonio, sia esso civile o religioso.
Quale tipo di matrimonio, però? Rifiutare i Pacs, o accrocchi giuridici simili, chiuderebbe le porte a chi al matrimonio non può accedere: gay, lesbiche e transessuali.
Ecco perché è urgente lasciarci alle spalle il dibattito sui Pacs e puntare ad una riforma complessiva dell’istituto matrimoniale, da intendersi finalmente come “unione di due persone”.
Una formula che chiuderebbe le porte alla poligamia, aprendole al tempo stesso a quei cittadini gay, lesbiche o transgender pronti a prendersi un impegno “per tutta la vita”.

Paradossalmente, dunque, mi sento di dare ragione all’Osservatore Romano quando in tema di PACS paventa “una legislazione parallela a quella del diritto di famiglia”. E’ un rischio concreto, e la società non ha bisogno di un “doppio canale” in materia.

Dico dunque no ai PACS e sì ad una riforma del matrimonio, aprendolo a chiunque sia pronto ad accettare i diritti e i doveri che una vita a due comporta.

Schegge dal tritatutto

Officina49

Solo ora mi accorgo che le mie foto scattate col cellulare (a mo’ di ricordo personale, dunque senza velleità di alcun tipo) al concerto dei “Le man avec les lunettes” sono state pubblicate anche sul loro sito con tanto di citazione: quale onore! 🙂

Avevo mai scritto di essere stato al concerto cesenate dei lunettosi, la settimana scorsa all’Officina49? Di essermi lasciato catturare dalla loro musica? Di aver addirittura comprato il loro doppio mini-CD pubblicato insieme alle svedesi Rough Bunnies? No, mai. Ora l’ho fatto! 😛

In colpevole ritardo, dato che questo blog, come ben sa chi mi conosce, non è altro che la punta dell’iceberg di una vita piuttosto sregolata. Tanto che, dall’ultimo aggiornamento me ne sono accadute “di ogni”: dai tentativi di emulare la banda di Full Monty (un progetto da far tremare le vene ai polsi!) fino ad una udienza privata con il Pontefice, da giornate di lavoro intensissimo a nottate di ballo e mondanità per la Romagna…

Quest’ultimo week-end, in compenso, è stato vissuto all’insegna del polleggio. Dopo aver rinunciato in extremis, venerdì pomeriggio, a raggiungere Zonda & co. a Milano al compleanno di Rock.it (causa sciopero dei mezzi pubblici), mi sono concesso una piacevole serata Airpop al Diagonal + Capannina c/o Vidia con Pullo ospite d’eccezione ai piatti. Per dedicarmi poi ad un sabato e domenica di relax, tra casa, Cesenatico e l’immancabile aperitivo domenicale degli Irresistibili©.

Due settimane intense, con un solo rimpianto: non essermi portato due palloni gonfiabili, di quelli da spiaggia, in Vaticano. Avevo avuto l’idea di mettermi a giocare a palla in sala Clementina durante l’udienza con Ratzy, sulla falsariga di Crozza… chissà se le guardie svizzere mi avrebbero affettato? 😛

Pattume televisivo

Oggi, purtroppo, ho guardato un po’ di TV. Molto strano, dato che difficilmente mi capita di avere a che fare con questo mezzo. Quando accade mi limito in genere al televideo e a qualche Tg. Per il resto mi affido alla Rete, convinto come sono della superiorità della fruizione di contenuti on-demand rispetto alla sbobba propinata dai palinsesti.

Lo zapping odierno non ha smentito le mie convinzioni. Prima ci si è messo il TG1 che, parlando della Fiera del formaggio di Fossa, ha collocato Sogliano al Rubicone in provincia di Bologna (!). Poi a “Quelli che il calcio” ho avuto la sgradevole visione di Alessandra Borghese. La paladina del neo-beghinaggio, stuzzicata sull’argomento dal vampiro-Ventura, ha biasimato la satira su Ratzinger. Per poi tornare sulla sua conversione e sulla scelta della castità.

Gentile principessa, forse non sai che una cosa chiamata Costituzione non riconosce più (da quasi 60 anni!) tutti i titoli nobiliari e, cosa più importante, quella stessa Carta ha ribadito la separazione tra Stato e religione/i. Ne consegue che la satira può e deve essere libera di sbertucciare chi più gli pare e piace, religiosi inclusi (sempre che non si istighi all’odio o al commetere reati). Allo stesso modo tu sei libera di fare sesso o meno. Ma per piacere, cara la mia “principessa senza pisello” non menarcela più con questa storia del non darla via!